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Ravenna, commemorazione del gerarca fascista: omelia contro gay

RAVENNA – Non sono mancate parole forti alla commemorazione annuale del gerarca fascista Ettore Muti al cimitero di Ravenna, organizzata dall’associazione Arditi d’Italia. A celebrare la messa è stato don Lorenzo Lasagni, parroco di Pisignano di Cervia, che si è scagliato, tra l’altro, contro “l’attacco frontale e sconsiderato all’istituto della famiglia basata sull’unione tra uomo e donna”, e le “combinazioni arcobaleno contro natura: la natura non è un’opinione”.

La manifestazione si tiene ogni anno in occasione dell’anniversario della morte di Muti, che fu aviatore, militare e, per un anno, segretario del Partito nazionale fascista, per poi essere ucciso dopo la caduta del fascismo, in circostanze mai chiarite. Don Lasagni già due anni fa aveva fatto parlare di sé per una dura omelia nella stessa occasione.

In apertura ha precisato di aver inviato il testo dell’omelia di quest’anno “al mio vescovo, in modo che si possa regolare”. E ha aggiunto che lo stesso vescovo “mi ha comandato di non parlare di Ettore Muti. Ma io voglio parlare di Gesù Cristo”. Ha poi fatto riferimento alle “ideologie totalitarie del Ventesimo secolo, in primis il comunismo”.

E ha attaccato coloro che, nei giorni scorsi, avevano inviato appelli alle autorità affinché vietassero la cerimonia: tra gli altri, l’Anpi e i deputati Andrea Maestri e Giovanni Paglia. “Moderni don Rodrigo – ha detto – con l’aiuto di sinistri bravi progettano di mandare a monte un momento di preghiera e umanità. Questi nostri concittadini sono titolari per dinastia politica della cattedra di democrazia e difensori della Costituzione a seconda delle indicazioni del partito”.

Poi gli strali contro “l’abominevole delitto dell’aborto di Stato”, la “manipolazione degli embrioni” e, appunto, le unioni gay. Il sacerdote ha inoltre rivolto una preghiera per “quella poliziotta di Ravenna insultata e violentata verbalmente”: il riferimento è all’agente che, nei giorni scorsi, aveva pubblicato su Facebook un post contro i parcheggiatori abusivi, definiti “puzzoni mantenuti a cui tutto è permesso dall’amministrazione comunale”.

Dopo la messa, un corteo di alcune decine di persone (sotto gli occhi delle forze dell’ordine) ha deposto una corona di fiori sulla tomba di Muti. Nessun simbolo politico, nessun saluto romano, come da prescrizioni delle autorità. Presente un piccolo drappello di contestatori, alcuni dei quali portavano una maglietta con la scritta “Partigiano della Costituzione”. Ma non ci sono stati momenti di tensione.


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