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Renato Rossi ha ucciso Ezio Sancovich per debito non pagato

Ezio Sancovich, ex rappresentante della Moncler, è stato ucciso a Piombino Dese da Renato Rossi per un debito non pagato.

PIOMBINO DESE – Renato Rossi ha confessato: ha ucciso Ezio Sancovich per soldi. Pare essersi risolto in poche ore il giallo del delitto di Piombino Dese, in provincia di Padova, dove Sancovich (rappresentante della Moncler) è stato trovato morto in un’auto parcheggiata maldestramente sul ciglio di una strada. L’auto aveva il cambio automatico bloccato come per una sosta prolungata, tre colpi sparati a bruciapelo alla testa da un assassino che ha aperto la portiera ed è fuggito senza lasciare traccia. I carabinieri di Padova hanno risolto in poche ore il rompicapo della morte di un ex capo area modelli della Moncler e ora rappresentante, Ezio Sancovich, 62 anni, di Rubano, il cui cadavere è stato trovato attorno alle 21.30 dell’1 febbraio da un passante.

Il responsabile è Renato Rossi, 68 anni, di Martellago (Venezia) che ha confessato dopo un pomeriggio di interrogatorio in caserma ed è ora accusato di omicidio volontario. All’origine del gesto vi sarebbe un debito non pagato all’agente di commercio. I due si conoscevano da tempo e intrattenevano rapporti di lavoro. Il carrozziere che ha notato per primo il cadavere all’inizio ha pensato ad un malore, stupendosi per quella Bmw accostata male al marciapiede, ma quando si è avvicinato per portare soccorso si è accorto che per il proprietario non vi era più nulla da fare. Tre colpi sparati da un’arma di piccolo calibro a circa 30 centimetri di distanza lo avevano raggiunto alla testa mentre si trovava seduto al sedile di guida, ancora con la cintura allacciata.

Che cosa ci facesse Sancovich lungo quella via, a metà strada tra l’azienda di Trebaseleghe e casa, in un’area isolata, buia, trova spiegazione, secondo gli investigatori, proprio nell’appuntamento preso attorno alle 20 con Rossi. Alla moglie aveva detto che, finito di lavorare, si sarebbe fermato in palestra dove però ieri sera nessuno lo ha visto. L’incontro con doveva servire per risolvere in pochi minuti la questione economica. Non avendo con se’ i soldi, l’assassino ha liquidato la faccenda con la pistola, freddando la vittima all’istante, mentre aveva la testa parzialmente rivolta verso di lui. Per arrivare all’omicida i militari hanno scavato nella vita personale e professionale dell’agente di commercio, alla ricerca di un indizio che consentisse di andare oltre la cornice di una quotidianità all’apparenza insospettabile descritta dai familiari.

E che spiegasse come mai la mano omicida avesse lasciato nell’auto sia il cellulare che il portafoglio del rappresentante. Sposato e padre di due figli, curato e di bell’aspetto, una solida posizione finanziaria, Sancovich aveva due passioni, la palestra e il ciclismo. “Abbiamo saputo della tragedia e siamo sconvolti – ha raccontato una vicina, facendosi testimone del dolore della moglie Carla -.Ezio era una persona normale, tutto lavoro e famiglia”. A giudizio di chi lo conosceva non aveva mai ricevuto minacce. “La loro – tagliano corto gli amici – era una vita tranquilla”.


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