Cronaca Italia

Retata stazione Milano. Migranti: legge Minniti cosa seria, Salvini meno

Retata stazione Milano. Migranti: legge Minniti cosa seria, Salvini meno

Retata stazione Milano. Migranti: legge Minniti cosa seria, Salvini meno (foto Ansa)

ROMA – Retata alla stazione di Milano: nelle prime ore del pomeriggio la piazza viene di fatto circondata e vengono bloccate le vie di fuga, poi la polizia comincia a setacciare, cioè fermare e chiedere i documenti, coloro che hanno fatto della Stazione, dentro e fuori, un accampamento. Vengono fermati e controllati circa poco meno di trecento migranti, molti portati via per accertamenti. Niente violenza, poca protesta e ottimi risultati.

Ottimi risultati perché non è stato un indiscriminato “cattura e sbatti dentro” come vorrebbero gli xenofobi a varia intensità, non esclusa quella sempre più evidente del razzismo. Nessuno dei fermati è finito in galera perché in tutta legalità si è constatato che non ce n’era motivo. Anzi quattro di loro hanno scoperto in Questura di essere in regola, hanno saputo che la loro domanda di asilo era stata accettata. Niente ronda, ruspa o caccia al nero. E neanche “rastrellamenti in stile mussoliniano” come istericamente e grottescamente qualcuno da sinistra ha gridato.

L’ottimo risultato dell’azione voluta da Questore e Prefetto (con il tacito assenso del sindaco) è stato aver ridato in tutta legalità alla città l’agibilità di un territorio che di fatto era occupato dai migranti. Stazione Milano e la sua piazza erano diventati un’area sottratta alla città. La città con le sue forze dell’ordine se l’è giustamente e legalmente e democraticamente ripresa.

E anche se pochissimi lo sanno e qualcuno, più d’uno, fa finta di non saperlo, questo è stato possibile perché non da molto c’è una legge che consente operazioni di ordine e decenza pubbliche di questo tipo. Una legge che un semplicismo pigro e una retorica sbilenca hanno battezzato con scarsa fantasia e comprensione del reale, la “legge sceriffi”. Altro che sceriffi, è la legge che consente a sindaci, Prefetti, Questori di fare, se ne hanno la volontà, quel che va fatto nell’interesse collettivo, anche quello dei migranti.

La legge voluta dal ministro degli Interni Marco Minniti dà potere e strumenti per ripristinare all’uso collettivo e alla sicurezza e al decoro parti delle città che abbiano subito occupazione e trasformazione in terra di nessuno. Stazioni come a Milano e anche ogni altro pezzo di città sottoposto di fatto ad una sospensione o limitazione appunto di legalità e sicurezza, perfino eventualmente una vasta zona destinata a parcheggio e presidiata da un racket di parcheggiatori abusivi.

Si può fare, si può andare lì con la polizia, chiedere i documenti, far sgombrare. Si può fare, a Milano si è fatto. La legge Minniti è una cosa seria.

Salvini è una cosa un po’ meno seria. Non solo perché durante la retata era lì, appena fuori piazza, appollaiato su un trespolo a far, da prudente distanza, arditissimo bullismo politico (urlava: “eccoli lì quelli che ci pagano le pensioni con i proventi dello spaccio”). Non solo per questo suo scomposto e compulsivo recitare.

Non è una cosa seria Salvini perché fresco reduce da un impappinamento che non è gaffe politica, è ruggine della buona fede e motore fuso della logica elementare. Eccolo Salvini due giorni fa dichiarare al paese: “Mi risulta dossier servizi segreti su contatti Ong-scafisti-trafficanti. Se esiste il dossier il governo lo tiri fuori, lo ammetta. Se non esiste…”. Se esiste, se non esiste…? Ma non ha detto Salvini che gli “risulta”? Se gli “risulta” questo non ci sta con il successivo “se esiste”. Ma non chiedete a Salvini la logica formale, in fondo nemmeno la logica.

Infatti passa un giorno e mezzo e il Copasir, l’organismo parlamentare cui riferiscono i servizi segreti, riceve informativa dai suddetti servizi che il dossier è una balla. E ad ammettere pubblicamente che il dossier annunciato da Salvini è una balla è Giacomo Stucchi, del Copasir presidente e…parlamentare della Lega! Stucchi non può fare diversamente, carta canta: il dossier non esiste. Imbarazzo di Salvini? Neanche per sogno. Per lui il “mi risulta” vuol dire aver orecchiato qualcosa, leggiucchiato qualcosina e quindi aperto bocca per darle molto fiato. Appunto, non una cosa seria.

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