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Rfi, mattone sottopasso treno danneggia auto: assicurazione non paga

ROVIGO – Un mattone di un sottopasso ferroviario gestito da Rete Ferroviaria Italiana si stacca e danneggia un’auto per 900 euro. A bordo un uomo e il suo nipotino, che fortunatamente non rimangono feriti. Scattano, come di prassi, le pratiche per la richiesta di risarcimento danni alle Generali, assicurazione di Rfi, ma queste decidono di non pagare. “Non è responsabilità di Rfi”, dicono dalle assicurazioni negando il risarcimento e l’uomo annuncia un’azione legale per avere quanto gli spetta.

L’uomo si chiede giustamente chi ripagherà il danno subito dalla sua auto per un mattone che si è staccato da u sottopasso ferroviario lo scorso 20 agosto a Rovigo, scrive Il Gazzettino:

“Quando l’automobilista, proveniente da Boara Polesine e diretto verso casa in direzione Granzette, era in via Lungo Adige sulla sua Renault Scenic XMod nella zona del aversando il sottopasso ferroviario sulla linea Rovigo-Padova, ha sentito un botto sul tettuccio.

L’uomo si è fermato e ha scoperto che un mattone di cotto rosso si era staccato dall’arcata del sottopasso centrando in pieno il tetto della vettura. Il distacco è rimasto limitato a un’unica pietra e il tetto in lamiera ha retto all’urto, ma le cose sarebbero potute andare diversamente se al posto dell’automobilista ci fosse stato un pedone o un ciclista. Il danno alla carrozzeria non è di poco conto: il preventivo ammonta a circa 900 euro.

Nel sopralluogo, effettuato dalla Polizia Locale, gli agenti hanno rinvenuto tracce di pietra rossa. Inoltre c’è anche un testimone. L’automobilista si è rivolto a Studio 3A, società specializzata nella valutazione delle responsabilità civili e penali, che ha preso contatti con Ferservizi delle Ferrovie dello Stato e ha scritto alla sua Compagnia, Generali Italia, chiedendo il risarcimento. La Compagnia di assicurazione di Rfi ha rigettato tutto al mittente.

«Il solito stratagemma per non riconoscere quanto dovuto ai danneggiati, calpestando i loro diritti: un sistema che frutta ogni anno milioni di euro alle assicurazioni – commenta Ermes Trovò, presidente di Studio 3A – Ma noi e il nostro assistito non abbiamo alcuna intenzione di mollare». Prossimo passo, un’azione legale per ottenere il risarcimento”.


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