Cronaca Italia

Rigopiano, “la strada andava chiusa”: l’allarme valanghe già alle 7 del mattino

Rigopiano, "la strada andava chiusa": l'allarme valanghe già alle 7 del mattino

Rigopiano, “la strada andava chiusa”: l’allarme valanghe già alle 7 del mattino

ROMA –  Rigopiano, “la strada andava chiusa”: l’allarme valanghe già alle 7 del mattino. Alle ore 7,00 di mercoledì 18 gennaio la Provincia di Pescara era stata informata del fatto che per raggiungere l’hotel Rigopiano era necessaria una turbina. ”A Rigopiano non si va”, viene riferito da un dirigente nella Sala Operativa. Gli spazzaneve erano al lavoro dalle 3,00 e si erano dovuti fermare ad un bivio che porta all’hotel. A quel punto scatta la ricerca della turbina. All’una ne viene rintracciata nell’aquilano verso Rieti, ma sarebbero occorse ore per portarla nel pescarese.

Si tratta di un’informazione importante anche per gli inquirenti che indagano per omicidio e disastro colposo: i nove chilometri che portano dal centro di Farindola al resort erano a rischio, quando scatta l’allarme valanghe avrebbe dovuto essere interdetta. Almeno così succedeva fin quando nei luoghi del disastro c’era solo un antico casolare.

Con il nuovo grande resort, praticamente l’attività imprenditoriale più importante del borgo, l’usanza si è perduta: “Sul ciglio c’è ancora il segnale stradale, pronto all’occorrenza”, ricorda qualcuno tra i vertici delle amministrazioni locali.

E dato che il resort è divenuto il pilastro dell’economia di Farindola, è impensabile chiudere la strada. Ma come siano cambiate le cose, e perché, sulla base di quali ricchi investimenti, e in forza di quale abuso urbanistico poi sanato dal Comune, c’è stato un processo a raccontarlo. Quel dibattimento per il reato di corruzione a carico di ex amministratori locali di Farindola (non per l’abuso, che era conclamato) si concluse con un’assoluzione e una generale prescrizione. Ora che si indaga per omicidio colposo e disastro colposo, però, i carabinieri hanno rispolverato il fascicolo e lo leggeranno con altri occhi. (Francesco Grignetti, La Stampa)

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