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Rigopiano, hotel costruito su detriti e valanghe. Si sapeva dal 1991. Vittime a casa per i funerali

Rigopiano, hotel costruito su detriti e valanghe. Si sapeva dal 1991

Foto Ansa

PESCARA – Un albergo costruito sopra colate e accumuli di detriti preesistenti compresi quelli da valanghe, all’imbocco di un vallone. Lo testimonia la mappa Geomorfologica dei bacini idrografici della Regione Abruzzo sin dal 1991, ripresa e confermata nel 2007 dalla mappa del Piano di Assetto Idrogeologico della Giunta Regionale. I documenti sono stati evidenziati dal Forum H2O Abruzzo.

Questa ‘scoperta’ finirà negli atti dell’inchiesta della procura di Pescara, come ha confermato la stessa reggente della Procura Cristina Tedeschini. Perché l’argomento valanga è uno dei filoni dell’indagine. Gli inquirenti si recheranno presto alla Regione Abruzzo all’Aquila per acquisire tutti i documenti che riguardano il settore: Piano Valanghe, carte e documenti relativi agli allerta meteo.

La Procura vuole sapere se siano state applicate tutte le normative, segnalati i pericoli, messo in condizione chi di dovere di prendere decisioni. Quali per esempio la chiusura invernale. Ma è tutta la posizione ‘geologica’ dell’hotel a essere finita nel fascicolo. Tedeschini ha infatti confermato che anche le relazioni geologiche sulla ristrutturazione dell’hotel saranno acquisite dal Comune di Farindola e dagli atti del processo per corruzione del 2007. Si vuole capire, al di là della vicenda penale chiusa definitivamente, se persistono problemi nella concessione edilizia, a prescindere dall’ampliamento.

Secondo quanto documenta il Forum H2O intanto, la mappa della Regione evidenzia nel sito ‘conoidi di deiezione’, ossia “un’area rialzata formata proprio dai detriti che arrivano dal canalone a monte dell’albergo. Insomma, come stare proprio lungo la canna di un fucile che poi è stato caricato ed ha sparato”, spiega Augusto De Sanctis del Forum.  La mappa regionale, del Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico del 2007 che conferma quella del 1991, è la 350 Ovest rintracciabile sul sito della Regione. Si vedono tre segni grafici verdi a forma di cono che convergono verso l’area dell’albergo, e rappresentano il movimento di flussi di materiale che nel tempo si è accumulato alla base del canalone.

Già dagli anni 50 si ha memoria di una struttura di rifugio, ma l’hotel è costruito negli anni 70, ed ingrandito dopo il 2000. “Il fatto che ci fosse prima una struttura più piccola non vuol dire granché – spiega Augusto De Sanctis – perché i tempi di ritorno di questi fenomeni estremi possono essere più lunghi di qualche decina di anni.

Le carte del rischio tengono appunto conto di questa periodicità perimetrando aree sempre più vaste al crescere del tempo di ritorno. I geologi identificano le aree di rischio non solo attraverso gli eventi già noti, riportati nel catasto di frane e valanghe, ma anche e soprattutto su alcune caratteristiche specifiche del terreno a cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi. E lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, come spiegano queste mappe ufficiali”.  L’esistenza di una mappa conoscitiva però, ad avviso di De Sanctis, non si è tradotta “per omissione della Regione in una mappa del rischio valanghe che era prevista dalla legge 47/92, cioè 25 anni fa. La legge prevede per le aree a rischio accertate o potenziali o l’inedificabilità o per strutture esistenti il divieto di uso invernale. Non è stato fatto un Piano Valanghe”.

I morti dell’hotel Rigopianosono stati intanto riportati a casa. L’ultimo viaggio dalla tomba di neve e detriti sul Gran Sasso al saluto di parenti e amici comincia a Penne e a Farindola con Gabriele D’Angelo e Alessandro Giancaterino, il cameriere e il maitre dell’albergo travolto mercoledì scorso dalla valanga. Domani (martedì 24 gennaio) i funerali nei loro paesi d’origine, i primi delle vittime della sciagura. Mercoledì a Loreto Aprutino, a pochi chilometri di distanza, le esequie di Sebastiano Di Carlo e Nadia Acconciamessa, i genitori di Edoardo, 8 anni, che invece è sopravvissuto ed ha saputo solo oggi lunedì 23 gennaio, di essere rimasto orfano.

Nel piccolo centro del Pescarese, dove è stato proclamato il lutto cittadino, si attende con ridotte speranze di conoscere la sorte di Piero Di Pietro, il marito di Barbara Nobilio, ancora disperso. La moglie è già la terza vittima di Loreto. Il lungo viaggio nel dolore è partito con la camera ardente di Giancaterino, 42 anni, capocameriere del Rigopiano.

Una maglietta dell’Inter, la squadra di calcio che amava, è stata posata sulla sua bara, ospitata nella saletta del Consiglio comunale di Farindola, appena 1300 abitanti a 10 chilometri dall’hotel della morte. Dietro il feretro, da grandi finestre si vede la montagna innevata che lo ha ucciso. La moglie Erika seduta alla sua destra; il figlio Niccolò di 10 anni è a casa assistito da uno psicologo. “Alessandro aveva poche passioni – racconta il fratello Massimiliano -: la famiglia, il lavoro e l’Inter. E poi le macchine dell’Alfa Romeo, sognava di potersene permettere una”.

Dai parenti poca voglia di seguire la polemica sul ritardo nell’evacuazione dell’albergo. “Un evento eccezionale questa valanga – dice lo zio materno, Antonio Chiarini, venuto da Reggio Emilia -, qui non se ne sono mai viste di così grandi”. “Alessandro era tornato da un po’ di tempo a fare il suo lavoro, al Rigopiano: il direttore di sala”, ricorda. E ne era fiero.

Venti chilometri più in basso di Farindola – dove si contano anche altri due dispersi -, a Penne, il Comune ospita accanto a un chiostro antico la camera ardente di Gabriele D’Angelo, 31 anni, cameriere del Rigopiano e volontario della Croce Rossa. Molti i giovani, anche in divisa rossa, venuti per le condoglianze al fratello e ai genitori. La stampa è tenuta a distanza. Sulla bara solo la foto del giovane, conosciuto nella sua cittadina anche grazie all’attività nel sociale. Ai lati del feretro foto di Gabriele quando era volontario in ferma breve dell’Esercito e con la tenuta della Croce Rossa.

E’ lutto cittadino anche a Penne, che ospita il centro di coordinamento dei soccorsi per il disastro dell’hotel. Il prezzo più caro alla valanga finora l’ha pagato Loreto Aprutino, con tre vittime accertate. Dopo il funerale mercoledì dei coniugi Di Carlo, – da domani la camera ardente al Palatenda – ci si è quasi rassegnati all’idea di doverne fare un altro per Di Pietro e sua moglie. Ed è molto probabile che sia solo l’inizio: da quasi 72 ore non si trovano più superstiti vivi.

Hotel Rigopiano, l’ultimo video prima della valanga:

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