Cronaca Italia

Rimini, Gino Drudi, ciclista investito e multato perché non aveva il campanello

Rimini, Gino Drudi, ciclista investito e multato perché non aveva il campanello

Rimini, Gino Drudi, ciclista investito e multato perché non aveva il campanello (Foto archivio Ansa)

RIMINI – Ciclista viene investito da un’auto, finisce in ospedale ma viene multato, perché la sua bicicletta non aveva il campanello. E’ la surreale vicenda accaduta a Gino Drudi, 70 anni, di San Giovanni (Rimini). 

Il 2 agosto scorso, scrive Nives Concolino sul Resto del Carlino, Drudi si stava allenando sulle strade di Montefiore quando un automobilista, che si è poi scoperto essere un suo vecchio compagno di scuola, non vedendolo gli ha tagliato la strada.

Nell’incidente Drudi, ciclista amatoriale del Velo Club di Riccione, ha riportato la frattura dello sterno, un trauma cranico con due ematomi, una ferita alla mano, varie abrasioni e dolori alla spalla, oltre a perdere tutti i denti anteriori. Il casco in fibra di carbonio di quattro centimetri che indossava nello schianto a terra si è spaccato in tre pezzi. E adesso oltre al danno la beffa, lamenta. Gli è infatti stata recapitata una multa di 25 euro, più 9 di spedizione.

 “Sono malconcio, non riesco a dormire più di dieci minuti per volta, perché sono pieno di dolori in ogni parte del corpo – racconta Drudi al Resto del Carlino – Per giunta mi arriva anche la multa per la bici da corsa senza campanello”.

Non l’ha presa nemmeno la moglie di Drudi, Renata Magnani. Non solo per quella multa, ma anche perché, dice, ha dovuto attendere ore prima di sapere qualcosa del marito:

“Mio marito ha avuto l’incidente alle 9,55 – racconta – ma per cinque ore, nonostante i solleciti di mio marito nessuno ci ha avvisato di quanto era accaduto. Alle 10,30 non vedendolo arrivare come sempre, mi sono allarmata e un’ora dopo io e mia cugina per capire se fosse successo qualcosa, abbiamo cominciato a chiamare i carabinieri di Monte Cerignone, Macerata, Tavoleto e Montefiore, ma niente. Così siamo partite per fare lo stesso itinerario, nel tornare alla rotatoria della strada per Montefiore abbiamo visto due carabinieri che erano al corrente dell’incidente verificatosi alla Falda. Ho capito che si trattava di mio marito e di corsa siamo andati dai vigili che ci hanno detto: chi ha fatto il turmo di mattina è andato a casa non abbiamo il fascicolo. Erano le 14,30 e ho cominciato ad alterarmi, ho preteso di vedere la bicicletta e ho chiesto se il ferito fosse Gino Drudi. (…) Solo verso le tre, nel cercare raggiungere mio marito ho ricevuto una telefonata che mi ha ranquillizzata ed è finito il calvario. Ma ero furibonda, tanto più che mio marito, al suo risveglio in ambulanza ha chiesto di telefonare a casa e tra vari rimpalli nessuno l’ha fatto”.

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