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Riso Scotti, chiesti 5 anni per patron Angelo Dario Scotti

ROMA – Riso Scotti, chiesti 5 anni per il patron Angelo Dario Scotti. Nei suoi confronti la Procura della Repubblica di Roma ipotizza che abbia concorso a corrompere con 100 mila euro due ex funzionari del Gestore servizi elettrici (Gse) per non perdere un contributo di 7 milioni destinato all’inceneritore del Bivio Vela di Pavia, gestito dalla Riso Scotti Energia, su cui erano state trovate irregolarità. La richiesta è stata formalizzata all’udienza di ieri mattina al Tribunale collegiale di Roma. Assoluzione, invece, è stata chiesta per la truffa.

Ivan Cimmarusti per Il Tempo spiega:

Secondo il pubblico ministero, infatti, c’è «insufficienza della prova in capo a questo reato». Diversamente, ha ritenuto il pm, «la corruzione è ampiamente provata». Il procedimento nasce alla Procura della Repubblica di Milano, che nel 2011 chiese e ottenne l’arresto del patron della Riso Scotti. Successivamente, per la corruzione al Gse, il fascicolo è stato trasferito a Roma per competenza territoriale.

Secondo l’accusa, come formulata nel capo d’imputazione agli atti del processo, «Scotti, in qualità di vice presidente del cda della medesima società, nonché presidente del cda e amministratore delegato di Riso Scotti, società proprietaria di fatto di Rse (Riso Scotti Energia, ndr)» e i funzionari aziendali Giorgio Radice e Giorgio Francescone, che hanno patteggiato la pena, «promettevano e successivamente consegnavano a Franco Centili, funzionario del Gse, la somma di euro 100mila euro» per ottenere «atti contrari ai doveri d’ufficio», al fine di indurre il «Gse a rivedere in senso favorevole» il giudizio negativo sull’inceneritore di Bivio Vela per il quale la Riso Scotti Energia rischiava di perdere un contributo di oltre 7 milioni di euro». Nella vicenda avrebbe avuto un ruolo anche Nicola Farina, componente del consiglio di amministrazione della Riso Scotti.


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