Blitz quotidiano
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Rita Rusic vince attico Cecchi Gori in tribunale

Rita Rusic rimarrà nell'attico romano di proprietà dell'ex marito Vittorio Cecchi Gori. Il giudice ha dato ragione alla donna dopo che l'ex marito aveva tentato un blitz

ROMA – Rita Rusic rimarrà nell’attico romano di proprietà dell’ex marito Vittorio Cecchi Gori. Il giudice ha dato ragione alla donna dopo che l’ex marito aveva tentato un blitz per riprendersi la casa. Scrive il Messaggero:

Rita Rusic vince il primo round per l’attico conteso, l’appartamento da due milioni di euro a Monte Mario di proprietà dell’ex marito, Vittorio Cecchi Gori. Rimarrà in suo pos, almeno per ora. Lo ha stabilito ieri il giudice civile Valeria Belli respingendo la richiesta di reintegra avanzata dall’ex patron della Fiorentina nel giugno scorso, dopo che aveva tentato di sostituire la serratura dell’ingresso principale per riprenderselo. La Rusic, così, assistita nella battaglia legale dall’avvocato Carlo Arnulfo, potrà continuare a utilizzare l’abitazione, nella sua disponibilità dal 1999, ossia da quando per via della separazione Cecchi Gori si trasferì nella residenza di via Fontanella Borghese. Ora il procedimento proseguirà con rito ordinario al termine del quale il giudice stabilirà chi ha diritto di vivere nel lussuoso appartamento, al civico 52 di via Platone.

Alla base della decisione interlocutoria, il fatto che la Rusic, pur vivendo a Miami, non ha mai interrotto la gestione della residenza. Un altro boccone amaro per Cecchi Gori, che dopo il blitz dell’8 giugno dell’anno scorso, quando tentò di cambiare la serratura per riprendersi l’appartamento, era stato indagato per violazione di domicilio. Oltre il danno poi la beffa. L’imprenditore, con la sentenza civile, è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali di mille e cinquecento euro in favore dei ricorrenti, ossia la moglie, il nipote e il cognato. Già a marzo, la produttrice cinematografica aveva segnalato al commissariato che l’ex marito aveva intenzione di tornare a casa e «sfrattarla».