Blitz quotidiano
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Bruzzone in Tribunale per diffamazione ex Ris Garofano

ROMA – Da una parte ci sarà Roberta Bruzzone, criminologa e habituè dei salotti televisivi dove si ricostruiscono a suon di plastici i delitti più efferati d’Italia. Dall’altra Luciano Garofano, ex comandante dei carabinieri del Ris. In mezzo nessun delitto da analizzare e ricostruire ma un giudice, Marco Panicucci, e un’Aula di Tribunale che dovrà stabilire se l’ex Ris abbia diffamato o meno la criminologa.

Una vicenda che ricostruisce nei minimi particolari Marco Grasso per il Secolo XIX e che parte dal passato, precisamente dalla burrascosa fine della relazione tra Roberta Bruzzone e lo psicologo della polizia Marco Strano. Al centro della vicenda un post facebook in cui Bruzzone definisce Garofano “indegno di indossare la divisa” e “membro di un sodalizio criminale”. Abbastanza per l’ex Ris per passare alle querele.

Racconta Marco Grasso:

A monte di questa guerra c’è una vicenda di cuore. Per alcuni anni la consulente di Finale èlegata sentimentalmente a un collega, Marco Strano, psicologo della polizia e presidente per dieci anni della International Crime Analysis Association, di cui Bruzzone è stata segretaria. Quando si lasciano volano gli stracci. Lui l’accusa di aver taroccato i titoli (polemica che peraltro solleva una questione di cui la categoria dibatte da anni, ovvero l’assenza di un albo professionale dei criminologi); lei a sua volta mette in discussione gli studi dell’uomo e lo denuncia per stalking, per le persecuzioni subite dopo la fine della relazione.

La lite tra i due ex fidanzati va avanti a colpi di denunce reciproche e messaggi di fuoco sui social network, e finisce per coinvolgere anche colleghi come Garofano: l’ex militare, oggi consulente privato, si schiera apertamente con Strano, scatenando le ire di Bruzzone, che lo denuncia per diffamazione alla Procura di Roma e gli scrive una lettera pubblica, oggetto di questa seconda causa.

La lettera di Bruzzone, riportata sempre da Marco Grasso:

«Dottor Garofano porti pazienza ma mi risulta impossibile chiamarla Generale per via del profondo rispetto che nutro nei confronti dell’Arma dei Carabinieri, a cui lei, per mio sommo sollievo. non appartiene più da diversi anni (ed entrambi sappiamo bene il perché)». La replica arriva subito dopo un intervento apparso sul profilo Facebook di Marco Strano: «Leggo nel suo post che invita tutti a organizzarsi per portare avanti la diffamazione nei miei confronti in ogni sede. Quando penso a casi come Garlasco, via Poma o al caso Sarah Scazzi (in cui, per inciso, il suo intervento è stato così determinante da non essere mai considerato nel processo) faccio fatica a ritenere possibile che un soggetto come lei sia ancora in circolazione».

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