Cronaca Italia

Roberto Pelucchi insultato da ultrà. “Uomo di m. non reato”

Roberto Pelucchi insultato da ultrà. "Uomo di m. non reato"

Roberto Pelucchi insultato da ultrà. “Uomo di m. non reato”

BERGAMO – Definire “uomo di m.” una persona non è reato secondo il gip di Bergamo, Tino Palestra. Roberto Pelucchi, giornalista de La Gazzetta dello Sport era stato attaccato dai tifosi dell’Atalanta per un articolo pubblicato a ottobre 2014. Sul sito atalantini.com gliene hanno dette di ogni: “infame”, “bastardo” e pure “uomo di m.” per aver osato difendere, sullo stesso sito, il suo articolo replicando all’avvocato del calciatore Cristiano Doni. Ma per il giudice chiamato a deliberare sulle presunte ingiurie, non fu nulla di grave.

Di più: “Un insulto generico – è stata l’argomentazione del gip – in ambito sportivo ci può anche stare”. Il caso è stato oggetto anche di uno dei Buongiorno di Gramellini sul quotidiano la Stampa, che proprio sull’insulto generico si sofferma con squisita arguzia:

“Un insulto specifico no, nemmeno lì. Ma un insulto generico, nel ruttodromo del calcio, fa quasi simpatia. Specie se lanciato da ultrà che si nascondono dietro nomi di facciata. Un accorgimento – scrive il giudice – che «toglie carica all’insulto rispetto alle offese fatte con nome e cognome”.

In difesa del giornalisti sono intervenuti i sindacati dei giornalisti. In una nota congiunta a firma del segretario generale Raffaele Lorusso, del presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, e del presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti, Paolo Perucchini, si legge:

“È grave e inaccettabile che un giudice possa considerare di “particolare tenuità” gli insulti e le ingiurie che alcuni sedicenti ultrà dell’Atalanta hanno rivolto al collega Roberto Pelucchi della “Gazzetta dello Sport”, al quale va la solidarietà del sindacato dei giornalisti italiani.

“Ancora più grave – osservano – è che il Gip Tino Palestra, nell’archiviare il procedimento, abbia rilevato che definire “uomo di merda” un giornalista deve ricondursi quantitativamente entro i limiti della particolare tenuità “perché in ambito sportivo un insulto generico ci può anche stare”.

Con queste parole il Gip ha di fatto sdoganato la libertà di insultare i cronisti che fanno il proprio dovere, riportando indietro le lancette della storia e cancellando con un colpo di spugna le battaglie di chi si sforza di allontanare la violenza verbale dai luoghi in cui si celebrano eventi sportivi perché questa è a sua volta l’anticamera dell’aggressione e della violenza fisica”.

 

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