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Rocco Siffredi: “Mio padre era malato di f…”

VENEZIA – Il timore più grande di Rocco Siffredi? “Essere come mio padre: non avere altre ambizioni oltre alla figa”: è lo stesso star italiano a dirlo in un’intervista-confessione ad Enrica Brocardo di Vanity Fair. 

A Venezia per presentare un documentario, Siffredi si racconta, partendo dalle origini, fino ad arrivare alla dipendenza dal :

“Eravamo cinque fratelli e una sorella. Io ero il penultimo. Siamo rimasti in cinque. Mio fratello è morto a 12 anni, soffocato, soffriva di crisi epilettiche. Avevo sei anni, insieme al più piccolo, di tre, eravamo gli unici ancora a casa, gli altri già lavoravano. Mia madre era sempre stata il vero pilastro della famiglia, verso di lei ho sempre provato un amore sfrenato. Ho subito la sua follia perché, da quel giorno, non si è più ripresa. Mio padre era un uomo buono, gentile, ma inesistente. Non aveva nessuna ambizione a parte la figa. Faceva il cantoniere e il suo capo lo rimproverava spesso perché s’infilava in ogni casa con la scusa del bicchiere d’acqua, del caffè, sperando di trovare una donna sola. Mia madre era gelosa e ne ha sofferto fino all’ultimo. È morta di cirrosi per un’epatite mai diagnosticata. Stava per entrare in coma, e lui flirtava con la signora del letto vicino. Mi disse: “Caccialo fuori, non ce la faccio più”. È l’ultima immagine che ho di loro insieme”.

Poi, nel 1993, un episodio significativo agli Hot d’Or, gli Oscar del :

“Arriva che stiamo girando un film, io sono dietro la macchina da presa, entra,vede questa donna con tre uomini, non mi saluta neppure, si butta nel mezzo, “piacere Gennaro”, poi viene da me e mi dice, in dialetto: “Certo che dal vivo è proprio un’altra cosa”. Di a casa nostra non si era mai parlato ma, a un certo punto, cominciò a raccontarmi le sue avventure con una disinvoltura che metteva me in soggezione. Mi considerava un esperto. Mi spiegava delle anziane con cui ci aveva provato ai giardinetti, di quella che si era portato in stanza. Tutto, nei dettagli. “Ma perché me lo racconti? Sono pur sempre tuo figlio”. È morto cinque anni fa e, ancora oggi, mi auguro di non fare la stessa fine”.

Ma la fissazione l’ha trasmessa al figlio, che teme di ricadere nella dipendenza da :

 

“Da tempo avevo nella testa l’idea di smettere. La prima volta l’ho deciso a quarant’anni. Non volevo rinnegare il passato, però desideravo che i miei figli crescessero sapendo che il loro papà era stato un attore ma non lo era più. Ho ricominciato perché andavo a mignotte tutto il tempo: donne, trans, vecchie. Mi sono capitate un sacco di situazioni assurde, qualcuna che mi riconosceva, altre che mi dicevano: “Con un cazzo del genere dovresti fare l’attore ”. (…) All’Isola dei famosi, tutte le notti ho guardato in alto, il cielo. Fino ad allora i miei occhi avevano puntato sempre davanti. Mentre ero là ho detto: “Basta, smetto”. Ho avuto una ricaduta terribile. Questa volta non sono andato a cercare in giro ma sono stato molto male. Avevo una voglia terribile di trasgredire, di tornare in quel mondo. Che non è per forza la grafia, o avere l’amante. È tutto insieme”.

 

 


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