Blitz quotidiano
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Rom spara nel campo nomadi, 4 feriti. Gli avevano rubato…

REGGIO CALABRIA – Rom spara nel campo nomadi, 4 feriti. Gli avevano rubato… E’ entrato nel campo rom dove vive anche lui e ha iniziato a sparare all’impazzata ferendo 4 persone. Tutto perché qualcuno gli aveva rubato il tappo della benzina. Una vicenda incredibile quella che racconta il sito de Il Mattino, avvenuta nel campo rom di Brancaleone nella Locride.  E’ accaduto tutto nella notte tra sabato 2 e domenica 3 aprile:

La scorsa notte, un pregiudicato di etnia rom ha sparato all’impazzata tra la gente della sua comunità, ferendo quattro persone, tra cui un 20enne. Il ragazzo lotta tra la vita e la morte in un letto d’ospedale, ha un proiettile conficcato nel petto e le sue condizioni sono disperate.

Quando sono giunti nella baraccopoli, i carabinieri di Bianco e gli agenti della polizia di Condofuri lo hanno trovato riverso in una pozza di sangue. Respirava a malapena. Subito sono arrivati i sanitari del 118, che hanno trasportato i feriti al nosocomio di Locri.

I carabinieri hanno individuato l’autore del gesto e scoperto l’assurdo movente. Ancora Il Mattino:

I militari dell’Arma hanno gia’ individuato il colpevole e scoperto il movente: ad accendere la miccia, sarrebbe stato un furto, un tappo della benzina rubato all’aggressore, che è stato arrestato. L’uomo, secondo una prima ricostruzione, impugnava una pistola ed era ubriaco. «Ha seminato il terrore, camminava con gli occhi persi nel vuoto e sparava come un diavolo», ha raccontato un testimone agli inquirenti. Il sindaco di Brancaleone, Francesco Moio, ha riferito: «Si tratta di una comunità stanziatasi circa 60 anni fa. Per rendere le strade più sicure, abbiamo presentato un progetto che prevede diversi impianti di videosorveglianza installati in città».

La baraccopoli, tre anni fa, era salita agli onori della cronaca per uno stupro consumato ai danni di una badante ucraina. La donna era stata violentata, torturata e assassinata dal rom Gianluca Bevilacqua. Dopo l’arresto, l’uomo aveva confessato: «L’ho pestata a morte e ho bruciato il cadavere per non lasciare tracce».


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