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Roma, 13enne costretta a “vendersi” da nonna e zia

ROMA – Una ragazzina di 13 anni è stata costretta dalla nonna paterna e dalla zia a chiedere l’elemosina e a prostituirsi in un parcheggio a ovest della Capitale. A settembre l’Autorità giudiziaria  ha emesso 4 ordinanze di custodia cautelare nei confronti delle zie della piccola: V.Z., di anni 41, E.Z., di 38 anni, M.L. 26 anni e E.Z., (la nonna) accusate di associazione a delinquere, sfruttamento della prostituzione minorile, falsità ideologica e sostituzione di persona. I genitori, invece, sono stati denunciati per abbandono di minore. La nonna e la zia 26enne erano fuggite all’estero ma sono state acciuffate in un villaggio della Romania.

Questa pagina nera della cronaca romana, scrive il Messaggero di Roma, va indietro di un paio d’anni, quando i poliziotti fanno scattare le indagini.

Gli agenti del commissariato San Paolo, agli ordini del dottor Carlo Musti, hanno trovato la minore all’interno di una autovettura in compagnia di uomo, M.R.,  di 67anni, poi arrestato per il reato di tentata induzione alla prostituzione. In quello stesso contesto, gli investigatori hanno proceduto al controllo e all’accompagnamento in ufficio di M.L., la zia.  Così è stata disposta una audizione urgente  protetta, alla presenza di una psicologa delegata dal giudice. E dal racconto della vittima sono emersi particolari agghiaccianti.

Denutrita e analfabeta,

la giovane era stata allevata col solo scopo di accrescere il reddito della famiglia. Alle operatrici incaricate di seguirla, la 13enne ha confidato che sia lei che le sue sorelline, erano costrette a chiedere l’elemosina. Inoltre se non eseguiva gli ordini ricevuti veniva punita e presa a cinghiate, lasciata e bagnata con l’ acqua gelata fuori dal container del campo nomadi nel quale viveva.

Per evitare tutto questo, e contro la sua volontà, spesso aveva accettato di ricevere le attenzioni di alcuni uomini, mandati dalla zia,  che in compenso le offrivano dai 50 ai 70 euro. Inserita in una Casa Famiglia per ordine dell’Autorità Giudiziaria, alla minore è stata vietata la visita di qualsiasi familiare, mentre le indagini sono proseguite. Ulteriori verifiche e testimonianze hanno portato infatti all’individuazione di altri tre adulti che in passato avrebbero approfittato della 13enne e che, al termine delle indagini, sono stati denunciati.


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