Blitz quotidiano
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Roma, assalto ultras Milan. Gianluca Macrì: “Mi ha ferito..”

ROMA – Gianluca Macrì Messineo, attore, è sicuro: “Quello che mi ha dato le coltellate non è quel ragazzino. Era molto più grosso, pelato, con gli occhi azzurri. Aveva circa 30 anni e indossava una maglietta nera con le maniche corte. Proprio un’altra persona”. Il giovane è il ferito più grave del blitz di ultras del Milan al cafè jet Lag, un locale di Roma in zona Prati. Scrive il Corriere della Sera:

Gianluca Macrì Messineo è ancora sofferente il giorno dopo l’intervento chirurgico di tre ore al quale è stato sottoposto al Santo Spirito per la chiusura delle ferite al fianco sinistro e al basso addome ma ricorda tutto con lucidità della notte di sabato e dell’assalto degli ultrà milanisti al «Jet Lag» di via Leone IV. «Ma forse Kevin mi ha dato una bastonata in faccia» «Mi hanno rimesso a posto l’intestino, uscito per i profondi tagli», racconta ancora il giovane attore della Balduina, che a fine maggio avrebbe dovuto recitare al teatro Lo Spazio a San Giovanni in uno spettacolo sul poeta americano Charles Bukowski. «Peccato, non potrò esserci. L’importante è però essersela cavata in qualche modo – dice ancora dal letto d’ospedale -. Non posso escludere che il tifoso arrestato mi abbia dato la bastonata quando ero già ferito, quello che l’ha fatto aveva una felpa bianca, proprio come lui». Il ragazzo in questione è Kevin Pirola, arrestato dalla polizia poco dopo il raid.

“Hanno colpito alla cieca per uccidere”: sono le parole di Alessandro Palmieri, 40 anni, bolognese, l’altro ferito. Palmieri quella sera si trovava al Jet Lag di via Leone IV, in zona Prati, quando c’è stato l’assalto. Da allora è ricoverato all’ospedale San Camillo di Roma dove è stato operato all’addome. Ad Alessia Marani del Messaggero racconta:

“Hanno colpito alla cieca, non per fare male, ma per uccidere, volevano commettere una barbarie. Ancora non ci credo. Ero solo, stavo mangiando all’interno del locale. Avevo lasciato la mia compagna nella casa vacanze dove stavamo trascorrendo qualche giorno di relax. Avevo visto la partita in tv, a casa. Sono juventino ma così, come tanti, nessuna appartenenza a tifoserie. All’improvviso ho sentito un frastuono, rumore. Mi sono alzato, ero di spalle, mi sono girato per guadagnare l’uscita. È spuntato un coltello, con una lama di 20-30 centimetri. C’era un tipo davanti a me, l’ho guardato in faccia. In quel momento è spuntato il coltello, ma non l’ho visto sferrare il colpo, ho sentito però il fendente nella parte destra dell’addome. Ho abbassato lo sguardo. Ho visto il sangue uscire copioso, soprattutto del materiale organico. D’istinto ho messo la mano per coprire, chiudere. È stato orribile”. A quel punto, spiega, “è arrivata l’ambulanza. Il raid è stato velocissimo. Ero di spalle, non so dire quanti erano con esattezza, ma credo almeno 7, una decina. Per fortuna sono riuscito a rimanere lucido e a tappare con le mani la ferita. I medici mi hanno detto che se non lo avessi fatto a quest’ora sarei morto”. Palmieri si trovava a Roma in vacanza, non per assistere alla finale di Coppa Italia. Indosso non aveva sciarpe o maglie bianconere, nulla che potesse attirare l’attenzione degli ultras (sempre ammesso che questo possa essere una giustificazione): “Guardi ecco nel sacchetto di plastica i jeans, il sopra delle tutta azzurra con la zip e le scarpe azzurre che indossavo. E nessuno nel locale aveva maglie o sciarpe di un club o di un altro. Non avevano nemmeno trasmesso il match. Hanno agito senza motivo. Mi pare così assurdo. Non so se sono usciti dal pullman o erano già fuori. Ma colpisce che avessero un coltello con una lama di 20-30 centimetri che ho visto venire fuori per uccidere e per distruggere. È stato un agguato all’arma bianca, senza un perché, non per fare male ma per uccidere”.


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