Cronaca Italia

Roma, bomba anarchica contro le Poste: un “gesto dimostrativo”, per dimostrare che…

Roma, bomba anarchica contro le Poste: un "gesto dimostrativo", ma per dimostrare cosa?

Roma, bomba anarchica contro le Poste: un “gesto dimostrativo”, ma per dimostrare cosa?

ROMA – “Un gesto dimostrativo, le bombe non volevano offendere”, dice la polizia, dove “offendere” sta per far male, uccidere. L’ordigno rudimentale fatto saltare in aria, probabilmente con un radiocomando, nel parcheggio delle Poste di via Marmorata a Roma, quindi non voleva uccidere o far male a nessuno. E ci mancherebbe direbbe qualcuno. Voleva dimostrare invece qualcosa, ma cosa di preciso come spesso accade in questi casi, non si sa. Quel che è certo è che la bomba è esplosa. Piccola, incendiaria, di grande effetto ma di poca sostanza, come che sia, è esplosa. Un messaggio chiaro, come a lasciar intendere che “se vogliamo possiamo fare il grande botto”.

A via Marmorata per ora un botto c’è stato. Una esplosione tra due auto, una delle quali un furgoncino delle Poste. Già le Poste. Perchè proprio le Poste? Perchè le Poste sono il Pubblico, lo Stato, il target che da sempre più piace agli anarchici. La zona, tra Aventino e Testaccio, è una delle tante zone simbolo di Roma. Ma qui, non molto lontano a uno dei più importanti uffici postali della Capitale, c’è anche la Fao. E infatti puntuale ecco arrivare dopo neanche 2 ore dalle esplosioni, un allarme bomba (falso per fortuna), guarda caso proprio alla Fao. La zona brulica di uffici pubblici, di Stato, di target.

Si indaga per atto di terrorismo ma manca ancora la rivendicazione ma che ci sia una sigla anarcoinsurrezionalista dietro l’esplosione dell’ordigno è la cosa più probabile e più logica visti i precedenti. Da tempo le Poste vengono infatti prese di mira perché con la compagnia Mistral Air si occupano del trasferimento dei migranti e dunque le indagini affidate alla Digos stanno esplorando anche questa ipotesi. Inoltre nei giorni scorsi alcuni mezzi sempre delle Poste sono stati dati alle fiamme in un deposito in via Laurentina, alla periferia sud di Roma. Un altro atto dimostrativo anche questo. Non per far male a qualcuno. A Roma direbbero “dù bombette pe faje tremà a sedia”. E di fatto questo vorrebbe essere. Ecco spiegato anche l’utilizzo del timer per far saltare l’ordigno. Impostare un orario in cui non ci sia nessuno, per non fare male fisicamente.

Un piano perfetto. Vista anche la “sicurezza” che offrono certo ordigni fatti in casa, che nessuno si sarebbe fatto male era cosa certa. Ovviamente non è così, ma nella testa di chi voleva “dimostrare” che ci possa essere un difetto, questo conta poco. Che la bomba potesse esplodere mentre su quel furgoncino c’era una persona, due persone, non viene neanche presa in considerazione come ipotesi. In un primo momento, soprattutto tra chi lavora in quell’enorme ufficio, si era pensato, anche solo per pochi secondi, ad un attentato terroristico stile Isis. Ma sappiamo bene che in quel caso si sarebbe voluto “offendere” per “dimostrare”. Al momento il gesto dimostrativo è stato fatto, e sappiamo anche come. Quel che manca è il dimostrare cosa.

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