Blitz quotidiano
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Roma, buoni pasto ai vigili per evitare blitz nei locali

ROMA – Regali ai vigili, anche buoni pasto, per evitare controlli in locali e ristoranti del centro di Roma. E’ quello che ha scoperto un’indagine della Guardia di Finanza e che ha portato all’arresto di un vigile urbano e di due imprenditori del settore. Ne parla Il Messaggero:

Un vigile urbano di Roma Capitale e due imprenditori sono stati arrestati con l’accusa di corruzione dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una inchiesta sui locali al centro di Roma e sui presunti abusi commessi dai funzionari pubblici a favore degli imprenditori. Nell’indagine, condotta dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma, sono indagate altre otto persone tra cui altri appartenenti alla polizia municipale di Roma. Gli investigatori hanno accertato che il vigile arrestato, Franco Caponera, e gli altri poliziotti indagati, avrebbero ottenuto dagli imprenditori Renato Salvatore Mercuri e Giovanni Pagliaro, denaro e altri regali tra cui bottiglie di vino e Ticket Restaurant. In cambio avrebbero rivelato in anticipo ai due imprenditori le tempistiche dei controlli nei loro locali, bloccato gli accessi ispettivi, consentita l’occupazione di suolo pubblico oltre ai limiti consentiti. Sono state infine eseguite una ventina di perquisizioni e acquisito documenti presso il I Municipio, la sovrintendenza dei Beni architettonici e alla polizia locale.

In questi giorni un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera ha alzato il velo sulla vicenda di alcuni vigili di Roma che, pur essendo sotto inchiesta per alcune auto rubate e riciclate, non sono mai stati trasferiti. Quegli stessi vigili, dopo 15 anni, sono ancora in servizio. L’inchiesta della magistratura sta facendo il suo lunghissimo corso, che finirà con una prescrizione, ma il Comune di Roma non si è tutelato e ha mantenuto al loro posto i 15 agenti. Ecco cosa spiega Rizzo sul Corriere della Sera:

Il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, deciso evidentemente a lasciare un altro segno del suo passaggio dopo aver denunciato il buco nero del patrimonio immobiliare, ha chiesto agli uffici una ricognizione sui procedimenti disciplinari a carico di dipendenti comunali accusati di reati più o meno gravi. Che ha dato risultati sconcertanti. Negli armadi c’erano infatti 212 dossier relativi ad altrettanti procedimenti disciplinari ancora aperti. Alcuni relativamente recenti, se si pensa alle inchieste di Mafia capitale o alla cosiddetta operazione Vitruvio. Ma altri che risalivano addirittura alla fine degli anni Novanta. Fra questi ce n’è uno che riguarda un caso di quindici anni fa, quando alcuni vigili urbani furono coinvolti in un traffico di auto rubate. Sospesi in un primo momento e poi riammessi in servizio, non risultano essere mai stati trasferiti: e ora per la conclusione del procedimento disciplinare nei loro confronti che galleggia negli armadi comunali da tre lustri si sta aspettando la comunicazione del tribunale dell’estinzione del reato per «intervenuta prescrizione».


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