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Roma: chiusa l’inchiesta sul crack del gruppo Coppola. Anche De Benedetti fra gli indagati

Danilo Coppola

Dopo cinque anni di indagini, si conclude a Roma l’inchiesta sul crack da 300 milioni di euro del gruppo dell’immobiliarista Danilo Coppola, condotta dai pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli. Sono quarantuno gli indagati che rischiano di finire sotto processo. Tra loro,  per un episodio relativo ad un finanziamento all’immobiliarista Luigi Zunino, anche Carlo De Benedetti, già membro del Consiglio d’amministrazione della Banca Intermobiliare di Investimento e di Gestione (Bim).

Per il fallimento, avvenuto tra il 2007 ed il 2009, di numerose società dell’immobiliarista romano, i pm della capitale contestano, a seconda delle posizioni dei singoli indagati, i reati di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, evasione fiscale, impiego di denaro di provenienza illecita, ostacolo alla funzione di vigilanza esercitata dalla Consob, falso ideologico e bancarotta fraudolenta mediante la realizzazione di trasferimenti di beni immobili tra società a prezzi superiori a quelli di acquisto. Il tutto, secondo l’accusa, al fine di acquisire ingenti finanziamenti dal sistema bancario.

I principali indagati per il crack, oltre a Coppola, sono il cognato, Luca Necci, ed esponenti del suo staff come Francesco Bellocchi, ex cognato di Stefano Ricucci, Daniela Candeloro, Ernesto Cannone, Giancarlo Tumino, Gaetano Bolognese, Andrea Raccis, Alfonso Ciccaglione e l’avvocato Paolo Colosimo, quest’ultimo già detenuto nell’ambito dell’inchiesta sul presunto maxiriciclaggio da due miliardi di euro. I magistrati hanno analizzato i bilanci delle società di Coppola concentrandosi in particolare sulla Gen 5, Gabbiano Immobiliare, Assa, Phoenix Real Estate, Spica Immobiliare, Chiaravalle, Montenapoleone, Immobiliare Le Mole, Immobiliare Valadier e Promar, Ciesseci Immobiliare.

Quanto al ruolo dei consiglieri della Banca Intermobiliare di Investimento e di Gestione (Bim), i magistrati romani contestano a ciascuno di essi il reato di ostacolo alla funzione di vigilanza da parte di Bankitalia, perché avrebbero dato il via libera a una delibera con la quale furono attribuiti finanziamenti fino a 100 milioni di euro alla Società Immobiliare, riconducibile a Zunino, omettendo all’istituto di emissione l’esposizione dello stesso Zunino che, in seguito a quel finanziamento, superò il limite massimo consentito per il rischio nei confronti di ogni cliente.

Per questo episodio sono indagati il presidente del cda Franca Bruna, il vice Mario Scanferlin, l’ad Pietro D’Aguì e i consiglieri Carlo De Benedetti, Massimo Segre, Gianclaudio Giovannone, Flavio Dezzani, Franco Bono, Aldo Scarrone e Giampaolo Abbondio. I consiglieri Bim Bruna, Scanferlin, D’Aguì, Giovannone, Dezzani e Segre sono invece indagati per lo stesso reato per aver concesso un finanziamento di 115 milioni di euro a Partecipazioni Immobiliari, formalmente riconducibile alla moglie di Coppola, Silvia Necci, ma di fatto gestita dal marito. Per il fallimento di una delle sue società, la Micop, Coppola è già stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione.

20 maggio 2010 | 19:33

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