Blitz quotidiano
powered by aruba

Corruzione, indagato deputato Ncd. Nella rete “alte cariche istituzionali”

ROMA – Perquisizioni e arresti “eccellenti”: nell’indagine per corruzione della procura di Roma finisce indagato anche un deputato Ncd, un ex sottosegretario e suo fratello. I pm romani parlano di una rete tra politica e imprenditoria che dirigeva appalti pubblici, una rete che poteva contare su “alte cariche istituzionali”.

Un blitz scattato all’alba di lunedì 4 luglio. Centinaia di finanzieri hanno eseguito in tutta Italia decine di perquisizioni disposte dalla Procura di Roma e decine di misure cautelari ordinate dal Gip presso il Tribunale della Capitale. Nelle indagini coinvolto anche il deputato Antonio Marotta (Area Popolare).

Nei suoi confronti i pm Paolo Ielo e Stefano Rocco Fava avevano sollecitato l’arresto in carcere ma il gip ha escluso alcuni fatti a lui contestati e che hanno fatto cadere i presupposti per applicare la misura detentiva.

Scrive il Corriere della Sera:

Indagato anche Giuseppe Pizza, ex sottosegretario all’Istruzione con Berlusconi premier ed esponente della Nuova Democrazia. E con lui anche il fratello Raffaele Pizza

un collaboratore considerato figura centrale nell’inchiesta. Fra gli altri nomi coinvolti figura Vittorio Crecco, ex direttore generale dell’Inps. I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita.

La magistratura romana ha emesso 24 ordinanze di custodia cautelare, di cui 12 in carcere e 12 agli arresti domiciliari, e cinque misure interdittive con obbligo di firma. E’, inoltre, in corso, il sequestro preventivo di beni immobili, conti correnti e quote societarie per 1,2 milioni di euro.

Durante l’inchiesta – che è stata svolta dal Nucleo speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e che ha avuto origine dalla segnalazione di operazioni finanziarie sospette – è stata accertato l’utilizzo di un gran numero di fatture per operazioni inesistenti a favore di società ed enti su tutto il territorio nazionale, e di ricostruire l’operatività di una ramificata struttura affaristico-delinquenziale imperniata intorno a un consulente tributario e a un gran numero di società a lui riconducibili, che movimentavano grandi somme di denaro tra conti personali e aziendali.

“Pizza, per esercitare e perpetuare il potere di influenza che gli è notoriamente riconosciuto nell’ambiente degli imprenditori gravitanti nel settore degli appalti pubblici” sfruttava “i legami stabili con influenti uomini politici, spesso titolari di altissime cariche istituzionali”. E’ quanto scrive nell’ordinanza il gip di Roma in riferimento al ruolo svolto da Raffaele Pizza nell’indagine che ha portato all’arresto di 24 persone.