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Roma, detenute rom nelle ville di lusso all’Eur

ROMA – Le ville extralusso all‘Eur, Roma, confiscate alla malavita? Destinate alle detenute rom. E’ il progetto di cui parla Il Giornale, un progetto voluto dall’ex sindaco Marino per il reinserimento sociale. Le due ville di viale Kenya sarebbero state ritenute ideali per ospitare alcune detenute rom con figli che, essendo senza fissa dimora, non hanno una casa dove scontare gli arresti domiciliari. Ne parla Il Giornale:

Si tratta di un progetto sperimentale, voluto dall’ex giunta Marino, per il quale il comune ha scelto di mettere a disposizione le due megaville di via Kenya 70 e 72, per ospitare detenute con figli minori di dieci anni, che si trovano attualmente nella casa circondariale di Rebibbia, e che, non avendo una dimora fissa dove poter scontare i domiciliari, qui potranno portare a termine la loro pena detentiva, in un ambiente consono alla crescita dei loro bambini. Come si legge in un articolo apparso nel febbraio dello scorso anno su Repubblica, le donne sarebbero quasi tutte rom, e i bambini che vivono reclusi con loro sarebbero circa 18. Sono in tutto, 34, invece, i bimbi che, ogni anno, in Italia, sono costretti a vivere in cella con le proprie madri e “Casa di Leda”, questo il nome del progetto, è un esperimento che punta a ridurre a zero il numero dei piccoli dietro le sbarre. L’iniziativa è stata elaborata dal presidente della Consulta Penitenziaria, Lillo Di Mauro, con il Dipartimento delle Politiche Sociali di Roma Capitale, e si chiama così in onore di Leda Colombini. Sposata con Angiolo Marroni, il garante dei diritti dei detenuti del Lazio, e madre di Umberto Marroni, deputato del Partito Democratico e già capogruppo del Pd in Campidoglio, era una partigiana e figura di primo piano del Partito Comunista Italiano, nonché attivista e “strenuo difensore dei diritti delle mamme detenute e dei loro figli costretti a vivere in carcere”, come la descrive il sito del Pd del Lazio. Il progetto, che è sperimentale e sarà realizzato per la prima volta in Italia, è stato pensato e voluto dai rappresentanti dell’ex giunta Marino, e avviato con un protocollo d’intesa firmato dal Ministero della Giustizia, dall’Asrato alle Politiche Sociali di Roma Capitale e dalla Onlus Poste Insieme, nell’ottobre 2015. La Onlus di Poste Italiane si è impegnata anche a stanziare 150mila euro l’anno per sostenere l’iniziativa: circa 2mila euro al mese per ogni detenuta.


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