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Roma, ecco le aree a rischio alluvione dove vivono 100mila persone

ROMA – Sono sei le zone a rischio alluvione a Roma che si concentrano tra i fiumi Tevere e Aniene e rappresentano un incubo per 100mila cittadini della Capitale. Le aree a rischio idrogeologico sono state identificate da Legambiente e la zona rossa all’interno della città è quella di Ponte Milvio, con il rischio di esondazioni anche nel quartiere Flaminio e nelle aree di Tor di Quinto, Foro italico e Farnesina. Non va meglio a Roma sud, con le zone di Acilia, Infernetto, Casal Palocco e Ostia Antica che si trovano in prossimità della foce del Tevere.

Fabio Rossi su Il Messaggero scrive che il rischio di alluvioni e di frane nella Capitale riguarda un territorio di oltre 500 ettari, dove l’abbondanza di piogge che “normalmente” provoca allagamenti delle strade e dei sottopassi è un rischio maggiore per la città:

“Altre aree a rischio elevato nell’area urbana di Roma sono quella della Tiburtina, fra San Basilio e Rebibbia, dove il pericolo arriva da possibili esondazioni dell’Aniene (e dove c’è l’area industriale), e alcune parti di Casal de’Pazzi e Montesacro. Poi ci sono le zone critiche nell’area settentrionale, anch’esse duramente colpite negli ultimi anni: a cominciare da Prima Porta e Labaro (vicino allo sbarramento sul Tevere di Castel Giubileo). Poi, superando il centro storico e seguendo il corso del Tevere verso sud, il quartiere di Eur-Torrino, Tor di Valle e tutta l’area prossima alla foce”.

D’altronde la Capitale ha anche problemi di tenuta delle strade e il rischio, secondo gli speleologi dell’associazione Roma Sotterranea, è alto per tutta la zona a sud est che va dall’Ardeatina fino alla Collatina. Un altro problema da considerare è quello delle frane:

“come quella che, nove anni fa, fece cadere su viale Tiziano un costone della collina dei Parioli, distruggendo quattro automobili e la pista ciclabile, realizzata proprio sulla parete del rilievo. Nei mesi successivi alla frana, peraltro, si erano verificati ulteriori cedimenti lungo il lato di via di San Valentino e viale Bruno Buozzi. Tristemente famosi, in tempi più recenti, gli smottamenti di terreno, avvenuti nell’inverno del 2014, che hanno provocato cinque mesi di ingorghi per la chiusura della carreggiata della tangenziale est, tra Collina Fleming e Farnesina. Nonostante tutto ciò l’assenza di programmazione, e la costante riduzione dei fondi disponibili, fanno sì che la Capitale aspetti ancora risposte credibili, per mettere in sicurezza il territorio”.


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