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Roma, lotta tra racket benzinai: uomo massacrato di botte

L'aggressore si chiama Artur Szymanski, ed è un pluripregiudicato polacco di 37 anni. E' stato condannato a quindici anni di carcere

ROMA – Roma, lotta tra racket delle pompe di benzina: uomo massacrato di botte. La vittima è un uomo bengalese di 50 anni, Chowdhury. La scorsa estate è stato ridotto in fin di vita da un altro uomo, Artur Szymanski, pluripregiudicato polacco di 37 anni. Che adesso è stato arrestato.

Quel tentato omicidio è solo la punta dell’iceberg di una lotta tra bande rivali per la gestione delle pompe di benzina di Roma dopo la chiusura. Di notte, infatti, le stazioni di servizio vengono presidiate da gruppi di immigrati che fanno il pieno ai clienti, puliscono il parabrezza e poi chiedono una mancia, monopolizzando, come sottolinea Michela Allegri sul quotidiano romano Il Messaggero, il servizio di rifornimento self service.

Per loro si tratta di un lavoro vero e proprio, da difendere. Così ha fatto, a suo modo, Szymanski, condannato a 15 anni di prigione.

Racconta Allegri sul Messaggero:

“Sette mesi fa ha colpito un “collega” con un bastone, riducendolo in fin di vita. Tutto questo perché, si legge in un’informativa dei carabinieri, la vittima non voleva abbandonare il distributore dell’Eni in piazzale della Posta, dove prestava irregolarmente servizio, e lasciare campo libero al polacco e alla sua banda composta da quattro persone.

I fatti risalgono allo scorso 16 luglio. Poco prima delle dieci di sera viene segnalata una brutale aggressione in danno di cittadino extracomunitario. All’arrivo dei carabinieri l’uomo è ancora riverso in terra nello spiazzo della stazione di servizio. Viene ricoverato in prognosi riservata all’ospedale San Camillo Forlanini. Le sue condizioni sono gravi: la vittima rischia la vita. Si salverà, ma i medici diagnosticheranno lesioni guaribili in più di un mese. I carabinieri interrogano le persone presenti sul posto. In zona, tutti conoscono la parte lesa. (…) Di solito aiuta gli automobilisti a fare rifornimento presso il distributore in cambio di mance. Prende servizio dopo la chiusura della stazione di benzina e si trattiene fino alle 23, quando il posto viene occupato «dai polacchi, che sono tre o quattro – raccontano i testi – una settimana fa lo hanno minacciato: gli hanno detto di andarsene perché dovevano lavorare loro».

Alla fine, grazie ai filmati delle telecamere di sorveglianza, l’aggressore viene identificato e arrestato. Tra il 2010 e il 2014 era stato condannato per lesioni aggravate, furto e tentato furto, rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Avrebbe dovuto presentarsi tutti i giorni alla polizia giudiziaria, ma da tre mesi risultava irreperibile. adesso si farò diversi anni in carcere.


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