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Roma, Maurizio Di Francescantonio: “Nessuno ha detto niente. Solo mia madre mi ha aiutato”

ROMA – “Io non sono un provocatore, sono andato lì in buona fede. Mi ha aiutato solo mia madre. “: c’è dolore ma anche rabbia nelle parole di Maurizio Di Francescantonio, il giovane romano disoccupato di 37 anni che domenica pomeriggio, intorno alle 16, è stato massacrato di botte da due giovani pregiudicati campani, Antonio Senneca, 24 anni, di Aversa, e Luigi Riccitiello, 26 anni, di Caserta, che hanno agito con una violenza tale da far pensare che fossero sotto l’effetto di qualche droga.

Maurizio era insieme alla madre, Elena Vazzaz, 60 anni, su un vagone della metropolitana della linea B dopo essere stato in ospedale per dei controlli quando ha visto i due che fumavano. Gli ha chiesto di smettere, dal momento che è vietato, anche per ragioni di sicurezza. Ma i due non solo non hanno smesso, ma si sono diretti verso di lui e, senza nemmeno dire una parola, hanno iniziato a pestarlo.

La madre ha provato ad intervenire per fermarli, ma loro l’hanno zittita con un colpo. Nessuno dei passeggeri ha fatto nulla. Si sono limitati a vedere Francesco per terra, ormai incosciente, preso a pugni alla testa e al volto. Solo quando i due sono fuggiti, alla stazione Bologna, qualcuno ha provato ad inseguirli, ma era tardi.

“Gli ho solo detto che non si poteva fumare dentro la metro, non pensavo fossero delinquenti. Poi ho visto che non ci si poteva ragionare e mi sono allontanato”, ha raccontato dal letto di ospedale Maurizio a Raffaella Troilli del Messaggero.

Tutto è iniziato alla fermata Castro Pretoria, racconta Maurizio:

“Stavano facendo un macello, fumavano, urlavano, c’erano famiglie con bambini che si allontanavano, il vagone si stava svuotando per colpa loro. Qualcuno li filmava, sono andato a dirglielo, se la rischiavano. Mi hanno risposto fatti i cazzi tuoi e vattene. Così sono andato tre o quattro vagoni più distante”.

Ma poi uno dei due è sceso da quel vagone ed è rientrato a quello dove si era messo Maurizio e si è diretto verso di lui “con l’aria da boss”:

“Io gli ho detto: A fratè, ma che ce l’hai con me?. E lui è partito dritto con un pugno, ho provato a difendermi gli ho dato un calcio, ma era una furia, sono vivo per miracolo. Ha continuato a colpirmi, muto, sempre al volto, tanto che mia madre l’ha sbattuto contro i sedili, gridava lascia perdere mio figlio, ma quello ha dato una pizza anche a lei”.

E nessuno è intervenuto. Nessuno ha detto niente. Solo dopo qualcuno è corso dietro ai due. Adesso che i due sono stati arrestati, anche grazie alle molte testimonianze dei passeggeri, Maurizio si aspetta che giustizia sia fatta:

“Mi aspetto che paghino davvero, mi aspetto il massimo della pena, guarda come mi hanno ridotto, in due senza parlare, solo in cerca di qualcuno da picchiare. Mi fa male tutto, devo essere operato, ho una frattura sopra l’orecchio. Io non sono un provocatore, sono andato lì in buona fede, stavano facendo una caciara. Spero di rimettermi in sesto, in piedi, io li voglio vedere pure morti a quei due”.

 

 


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