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Roma, mini mazzette da 5 € sui funerali: tre funzionari a rischio processo

ROMA – Chiedevano sottobanco mini mazzette alle agenzie di pompe funebri per velocizzare le pratiche burocratiche. Si accontentavano di poco, giusto 5 euro, ma per i pm non è certo un’attenuante: per questo tre funzionari del Campidoglio e un dipendente dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma, rischiano ora di finire a processo per corruzione.

I tre dipendenti comunali sono stati licenziati dopo essere stati beccati in flagranza. Sono accusatati di aver intascato compensi non dovuti in cambio di finte gentilezze: compilare con celerità i certificati che il Comune di norma rilascia gratuitamente.

L’indagine è nata a seguito di un servizio del Tg satirico Striscia la Notizia. Ne parla Michela Allegri sul quotidiano Il Messaggero:

Il 20 gennaio, un inviato di Striscia si era presentato con una telecamera nascosta e ha filmato gli indagati mentre chiedevano sottobanco piccoli compensi per rilasciare i certificati. Le mazzette erano di circa 5 euro. I dipendenti comunali infedeli sono due impiegati, un uomo e una donna, e il responsabile dell’Ufficio denunce di morte, situato all’interno della direzione Anagrafe. Hanno tutti almeno un decennio di carriera alle spalle, uno di loro era prossimo alla pensione. I soldi extra venivano chiesti con nonchalance alle agenzie di pompe funebri per velocizzare il disbrigo delle pratiche burocratiche e dare il via libera ai funerali. In questo modo, gli indagati sarebbero riusciti ad arrotondare lo stipendio di centinaia di euro.

Pizzicati con le mani nel sacco, i tre si erano autodenunciati a Roma Capitale sperando di venire graziati. E’ andata diversamente: sono tutti stati licenziati «per giusta causa». A fare scattare l’inchiesta, un ex dipendente di un’agenzia di pompe funebri. In televisione, aveva rilasciato una dichiarazione allarmante: «Gli impiegati dell’Ufficio denunce di morte prendono mazzette. Se un’agenzia non dà i 5 euro, rallentano il tuo lavoro, quindi il funerale potrebbe saltare. Ogni impiegato ogni mese con le stecche si mette in tasca sei, sette, ottomila euro. L’agenzia mi dava i soldi per pagare. Sono disposto a dirlo anche alla Procura».

Era stato sempre lui, travisato in volto e munito di telecamera, a fornire agli inquirenti una prova praticamente schiacciante, filmando prima la richiesta e poi la consegna dei soldi. C’è di più. La prassi illegale aveva raggiunto anche un ospedale. In un secondo servizio televisivo si vede infatti un dipendente del Sant’Eugenio ricevere soldi non dovuti. In corsia, il prezzo della gentilezza era più alto: il cliente consegna 20 euro e il camice bianco ne restituisce 10 di resto.

Ora l’inchiesta è conclusa. I quattro indagati sono a rischio processo, ma potrebbero spuntare altri casi simili. Gli inquirenti, infatti, non escludono che il malaffare denunciato sia più esteso. L’hanno raccontato, per esempio, gli operatori delle agenzie funebri fuori dall’Ufficio denunce di morte di via del Verano: «La mazzetta per il certificato di morte? Più che una tangente era una mancia. Fino a tre certificati non si pagava niente, poi per averne quattro o cinque si davano i 5 euro per il favore. Lo facevano tutti, funzionava così e basta».

 


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