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Roma, tangenti al campo rom: soldi ai nomadi per smaltire i rifiuti tossici

ROMA – Pagare dei soldi ai rom per smaltire i rifiuti abusivamente. Queste le tangenti che venivano pagate ai nomadi del campo rom di via Cesare Lombroso, nel quartiere Monte Mario a Roma. Calcinacci, plastica, cocci di vetro e persino un pianoforte rotto venivano accatastati per le strade del quartiere dai rom, che vengono pagati da esercizi commerciali, anche di altri municipi, per liberarsi di rifiuti difficili da smaltire. Un vero e proprio racket con un prezzario preciso: da pochi euro fino a 100 per rifiuti di grande volume.

Raffaele Nappi sul quotidiano Il Messaggero scrive che per i residenti del municipio si tratta di un problema antico, soprattutto quello dei roghi tossici. Tutto ciò che i rom non riescono a smaltire o gettare in strada, infatti, viene bruciato senza regalo:

“L’aria diventa irrespirabile: la nube nera, spinta dal vento, raggiunge facilmente le case di via Trionfale e di via dell’Acquedotto del Peschiera, la puzza è atroce. «È come se ti stessero bruciando un copertone sotto casa» dicono i residenti, furibondi. Anche in estate, di notte, in molti dormivano con le finestre chiuse. Il campo nomadi di via Lombroso è a ridosso di un viale dove sorgono due scuole. Ogni giorno gruppi di studenti devono percorrere a piedi la strada che costeggia il campo, e in passato non sono mancati episodi di aggressioni. Poco più su, a un centinaio di metri dal campo, sorgono gli uffici del XIV Municipio, nei padiglioni del Santa Maria della Pietà. Anche il parcheggio è disseminato di rifiuti e calcinacci”.

Il campo nomadi di via Lombroso ospita oltre 200 rom, ma fu voluto da Rutelli e pensato per ospitare fino a 110 persone. Anche se è il più piccolo di Roma, non vi sono controlli da parte delle autorità e i nomadi vivono come vogliono, causando problemi seri ai residenti tra roghi tossici, rifiuti per le strade e anche acquitrini che diventano vere e proprie fabbriche di zanzare in estate:

“Controlli? Spariti. A ogni rogo le segnalazioni vengono rimbalzate da un capo all’altro. La caserma dei pompieri dista solo 50 metri dal campo, ma anche loro preferiscono tenersi alla larga. «In passato le forze dell’ordine hanno provato più volte a sgomberare, ma tutto è finito con qualche denuncia e qualche espulsione» spiegano”.

I residenti sono stanchi e arrabbiati per una situazione che va avanti ormai da tempo e rende impossibile la vita nel quartiere:

“Giovanni Ceccaroni, rappresentante di uno dei tanti gruppi di residenti nati per sollevare l’attenzione sul campo nomadi. «Non si tratta solo di roghi tossici – dice – Dobbiamo convivere anche con criminalità quotidiana, rovistaggi nei cassonetti, sporcizia sul territorio. Finora di controlli se ne sono visti pochi». I roghi si concentrano nella stagione estiva, ma durano tutto l’anno.

«Segnalazioni ne abbiamo fatte a centinaia. Ormai anche i vigili del fuoco, quando sanno che si tratta del campo nomadi, lasciano perdere» dice Ceccaroni. I cittadini hanno lanciato una raccolta firme: alcuni si sono rivolti anche a degli esperti, per realizzare degli studi sulla qualità dell’aria e il possibile legame con malattie respiratorie”.

Il Messaggero aggiunge poi che i residenti erano riusciti a portare la questione in Comune, alla commissione Affari Sociali, ma con l’arrivo della nuova giunta tutto si è arenato:

“I residenti stanno cercando di portare avanti una via istituzionale. «Il prossimo 4 ottobre in Municipio è previsto un incontro ufficiale – dice Stefano Oddo, consigliere municipale – Abbiamo già chiesto lo sgombero totale». Altri, però, come il proprietario di un bar di via Trionfale, appaiono rassegnati: «Il campo nomadi? Non migliorerà mai»”.


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