Cronaca Italia

Roma, vigili assenti la notte di Capodanno 2014. Tutti (o quasi) assolti

Roma, vigili assenti la notte di Capodanno 2014. Tutti (o quasi) assolti

ROMA – Dopo il danno, la beffa. Il danno è quello provocato a cittadini e turisti che il 31 dicembre 2014 si trovavano a Roma, dove tra i vigili urbani scoppiò una improvvisa “epidemia” che fece sì che solo cento di loro si presentarono al lavoro, mentre 767 rimasero a casa, e di questi 628 mandarono al Comando certificati medici. Da lì scattarono inchieste, archiviazioni e qualche rinvio a giudizio. Ma adesso un “cavillo di un oscuro regolamento comunale” potrebbe cancellare con assoluzioni e persino risarcimenti danni i pochi processi che si sono celebrati.

Come spiegano Michela Allegri e Sara Menafra sul Messaggero, infatti,

una vigilessa «chiamata» prima che scattasse la «reperibilità» finisce a sorpresa assolta e, assistita dall’avvocato Giuseppe Pio Torcicollo, si dichiara pronta a chiedere il risarcimento dei danni subiti. La sua, per di più, potrebbe rappresentare una sentenza pilota, alla quale chiederanno di essere assimilati anche gli altri (pochi) vigili finiti a giudizio sinora.

I fatti risalgono, appunto, a ormai 27 mesi fa. A fine dicembre 2014 il comandante della Municipale, Raffaele Clemente, annuncia che non ci saranno vigili urbani a pattugliare le strade per l’ultimo dell’anno. Secondo quanto scrive il Messaggero, si sospetta un atto di ritorsione contro il sindaco Ignazio Marino, che ha appena deciso di introdurre la rotazione obbligatoria degli agenti.

La sera di San Silvestro in città il traffico è peggio del solito. I vigili si sono assentati in massa. I pochi agenti obbligati ad essere reperibili in caso di emergenza sono irraggiungibili. Secondo i vertici della Municipale, avrebbero spento i telefoni.

Pochi giorni dopo in Procura scatta l’inchiesta. Ad alcuni vigili viene contestata l’istigazione all‘interruzione di pubblico servizio per aver incitato i colleghi a disertare il turno con un passaparola su internet. Ma non si riesce a trovare la prova di tutto questo, e così si arriva alla richiesta di archiviazione.

Scattano gli accertamenti sui certificati medici, alcuni dei quali sono stati redatti dai merdici mentre si trovavano in località di villeggiatura, o compilati con accessi abusivi al sistema informatico. Alla fine 22 medici finiscono a processo. Dei 767 vigili assenti il 31 dicembre, solo 7 vengono indagati per truffa. Ma non arrivano in tribunale. Il giudice per l’udienza preliminare rispedisce gli incartamenti in Procura.

Scrive il Messaggero:

Il destino di altri 17 agenti sembra invece segnato. I pm emettono un decreto penale di condanna sibillino: «Rendendosi irraggiungibili nonostante fossero inclusi nei turni di reperibilità, si rifiutavano indebitamente di assumere servizio». Per gli inquirenti la colpevolezza degli imputati «emerge con evidenza, le investigazioni svolte non lasciano dubbi». I 17, però, non ci stanno. Impugnano il decreto e scelgono il processo. Ieri, la prima sentenza.

A fronte di una richiesta di condanna a 8 mesi, il giudice assolve l’imputata con formula piena. L’avvocato Torcicollo, che difende 2 dei 17 caschi bianchi in questione, dimostra infatti che il Comando ha effettuato le chiamate in modo anomalo: «Spesso hanno contattato gli agenti quando non erano ancora reperibili e, quindi, non avevano alcun obbligo di rispondere alle chiamate».

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