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Rosario Sanarico, il ricordo commosso del capo della Polizia

PADOVA – Il sub Rosario Sanarico è morto mentre partecipava alle ricerche nelle acque del Brenta, nel Padovano, di Isabella Noventa, la donna di 53 anni uccisa da un autotrasportatore che, pochi giorni fa, ha confessato di averla gettata nel fiume nella notte tra il 15 e il 16 gennaio.

Alessandro Pansa, il capo della Polizia, commosso, lo ricorda chiamandolo “Sasà” e descrivendolo come “un operatore di grandissima bravura e di grandissima competenza”. “Ho condiviso con lui anche la mia passione di subacqueo, facendo molte immersioni con lui” racconta e ricorda Pansa.

L’agente è rimasto incastrato in una chiusa del corso d’acqua. Da chiarire la dinamica dell’incidente, avvenuto mentre le telecamere dei programmi tv seguivano le ricerche. E’ certo solo che in ospedale le sue condizioni sono apparse subito gravi e la morte sarebbe avvenuta per la prolungata asfissia.

“Sasà” viene ricordato dai colleghi come “un gigante buono di circa 2 metri”, entrato in polizia nemmeno ventenne.

“Era un uomo molto generoso e molto bravo – prosegue Pansa, a Padova nel pomeriggio per la camera ardente – e forse ha messo a rischio la sua vita proprio per il suo lavoro, per la sua divisa, per la sua attività nella quale credeva profondamente”.

 


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