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Salme scambiate, cremazioni errate. 2 casi a Roma e Trieste

ROMA – Salme scambiate, cremazioni errate. 2 casi a Roma e Trieste. Due storie praticamente identiche che succedono a distanza di una settimana. Una a Trieste e una a Roma. Due storie che hanno come elemento in comune la morte, la cremazione, lo scambio incredibile di salme. Una coincidenza decisamente stravagante: per due volte, infatti, per un caso di omonimia gli operatori del cimitero hanno cremato la salma sbagliata. A Trieste succede il 14 aprile: la notizia la dà il quotidiano Il Piccolo con un articolo firmato da Gianpaolo Sarti ricco di dettagli e con i nomi dei protagonisti. A Roma, invece, succede il 21 aprile: vicenda identica riportata da Fabrizio Peronaci per il Corriere della Sera. Questa volta i nomi dei protagonisti non ci sono, ma nulla autorizza a pensare che la vicenda non sia vera. Anzi.

La vicenda di Trieste vede protagonista una donna di 70 anni, Vera Vidali. La donna era già finita suo malgrado sulle pagine dei giornali perché la sua morte era stata improvvisa e in un certo senso misteriosa. Era il 10 marzo, Vera Vidali va in ospedale lamentando i sintomi di un’influenza. I medici le consigliano una semplice Tachipirina, Lei però torna a casa e muore poche ore dopo. Aveva un problema di cuore. La sua tragica storia però continua, come racconta Sarti:

Ma adesso piove sul bagnato: la salma dell’anziana, in queste settimane, è stata scambiata per quella di un’altra persona con lo stesso cognome: Nivea Vidali. Dovevano seppellire Nivea, invece hanno preso per sbaglio il cadavere di Vera e lo scorso 14 aprile l’hanno cremata con tanto di funerale. Una storia di macabra omonimia. E ieri, quando tutto era pronto per le esequie di Vera, naturalmente la salma non si trovava più. L’hanno cercata per tutta la mattina, in un giro di telefonate tra l’obitorio e l’ospedale di Cattinara. «Non so cosa pensare, è una cosa pazzesca…», dice il marito della settantenne, il signor Mario Cappelli, che davvero non si raccapezza

Una settimana dopo, a Roma, una storia incredibilmente simile. Racconta Peronaci:

Le bare erano là, allineate su due carrelli del deposito del cimitero di Prima Porta, l’unico nella capitale attrezzato per le cremazioni. Con la targhetta e i dati personali dei defunti, giorno di nascita e morte. Uno in attesa di essere bruciato, come deciso dalla famiglia, assecondando le volontà espresse in vita, l’altro di essere deposto in un loculo. Come in un romanzo dell’orrore alla Edgar Allan Poe, però, è accaduto l’incredibile. E anche la numerologia ci ha messo del suo: i due morti si chiamavano allo stesso modo, nome e cognome. Erano nati entrambi in estate, agosto. E deceduti nei giorni scorsi, in aprile. L’unico dettaglio che li differenziava era l’età, uno aveva 90 anni e altro 92. Difficile, volendo fare macabre previsioni, non sbagliarsi. E infatti così è andata: gli addetti alle cremazioni, dopo una sbirciatina al foglietto, tenendo a mente il nome, Sergio, e il cognome, non hanno avuto dubbi. «Forza, è questa, portiamola nell’impianto…» Ma il feretro giusto era l’altro. Nel forno crematorio a 900-1000 gradi è dunque finito il nonno sbagliato, che i parenti avrebbero desiderato piangere davanti a una lapide e un vaso di fiori. E, quando la svista è stato scoperta, negli uffici del cimitero Flaminio, noto anche come Prima Porta, è scoppiato l’inferno: familiari in lacrime, proteste, impiegati contriti, direttore infuriato.

Mancava solo questa, nella Roma cafona e delle ordinarie follie, dal funerale del boss Casamonica con lancio di petali rossi dall’elicottero alle feste dei politici con la maschera da maiali, passando per la piscina attrezzata dietro Campo de’ Fiori. Sì, ecco un’altra esclusiva: lo scambio di bare, con il risultato di cremare il defunto sbagliato. E’ successo il 21 aprile, Natale di Roma, e pure la ricorrenza del giorno festivo, solenne, sembra un corollario beffardo della malasorte. Gli operatori si sono sono accorti dell’«incidente» dalla fiammata diversa, resa più luminosa dal metallo, in quanto il feretro conteneva la protezione di zinco. I parenti del Sergio «orfani» di una regolare tomba sono stati così costretti a disperdere le ceneri del loro caro nel Giardino dei Ricordi, i tre ettari di collina alberata accanto al cimitero di Roma nord, che con i suoi 140 ettari e i 37 chilometri di strade interne è il più grande (e da oggi più iellato) d’Italia.