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San Francesco di Paola, calabrese di 600 anni fa, morì…

San Francesco di Paolacalabrese celebrato il 2 aprile, il giorno in cui morì in Francia a ben 92 anni, nel 1507. Si era recato in Francia su invito del re Luigi XI che era malato e voleva essere guarito da lui, cosa che peraltro non riuscì.

Quest’anno si celebra il sesto centenario della sua nascita, avvenuta il 27 marzo del 1416, è un Santo molto venerato nella sua regione d’origine, la Calabria, e conosciuto nel mondo grazie soprattutto agli emigranti che ne hanno esportato il culto e figura importante del calendario liturgico cristiano perché fu il fondatore dell’Ordine dei Minimi, un Ordine riconosciuto ufficialmente da Papa Sisto IV nel 1474 e ancora oggi esistente.

Un uomo di preghiera ma che seppe farsi progettista e operaio tra gli operai nel costruire conventi in Calabria, in altre regioni e anche in Francia, e che dopo la sua morte, ancora a secoli di distanza, fa sentire il suo amore e la sua presenza attraverso i miracoli che ha compiuto e compie, tra i quanti ufficialmente riconosciuti e i quanti a lui attribuiti dalla fede e dalla devozione popolare di cui testimonianza ne sono gli ex voto nelle chiese a lui dedicate in Italia e nel mondo.

Un Santo, San Francesco di Paola, i cui miracoli ogni calabrese, vecchio o giovane che sia, conosce più per averli sentiti nei racconti di bisnonni, nonni, genitori e familiari vari e per averli potuti ripercorrere durante le visite alla Basilica di San Francesco di Paola che per averne letto sui libri scritti sul Santo.

Secondo quanto si narra della sua vita, riportata dal sito ufficiale del Convento di San Francesco di Paola, Francesco nacque per un voto fatto dai suoi genitori a San Francesco d’Assisi .

Non riuscivano ad avere figli i genitori di Francesco, che erano due contadini molto religiosi e

“Esempio di una vita cristiana irreprensibile segnata da rigorose penitenze e dall’osservanza per tutto l’anno del rigoroso regime ascetico della quaresima”

e perciò  fecero l’unica cosa che potevano: pregare il Signore affinché concedesse loro il dono di un figlio e poi fare voto a San Francesco d’Assisi con la promessa di chiamare Francesco il bambino che sarebbe nato. La fede della coppia venne premiata e così, il 27 marzo del 1416, di venerdì, nacque il bambino che venne chiamato Francesco  così come promesso nel voto fatto. Il  piccolo però si ammalò tanto gravemente ad un occhio da rischiare la vita. I genitori si rivolsero ancora a  San Francesco  d’Assisi  a cui chiesero la guarigione del piccolo Francesco facendo voto di inviare il loro figlio come oblato in un convento francescano non appena  avesse avuto l’età richiesta.

Leggendo della vita del Santo non si può non notare lo straordinario o meglio divino, come sarebbe più appropriato dire, percorso  terreno.

Nel  giorno della sua nascita, che secondo alcune fonti sarebbe avvenuta di venerdì come la sua morte, nel giorno del venerdì Santo, nell’opuscolo realizzato per il sesto centenario della nascita del Santo

si legge che

“la casa di Giacomo Martolilla e di Vienna da Fuscaldo, situata nel cuore della città di Paola, viene avvolta da una luce radiosa”.

Nel periodo trascorso nel convento francescano di San Marco Argentano, dove trascorse un anno, mandato dai suoi genitori per rispettare la promessa fatta a San Francesco d’Assisi,  il giovanissimo Francesco,  mentre serviva la messa, fu mandato dal sacerdote a prendere la brace per il turibolo. Francesco dimenticò di prendere il recipiente dove poterla contenere, e così portò la brace nelle mani e senza bruciarsi.

Tornato  nella sua natìa Paola, Francesco , allora circa quattordicenne, volle andare ad Assisi a visitare i luoghi dove aveva vissuto San Francesco d’Assisi e al suo ritorno  fu preso dal desiderio di vivere in preghiera, in povertà e in eremitaggio e volle dedicarsi interamente a Dio: scavò una buca in un terreno di proprietà dei suoi genitori e vi si recava per fare penitenza e meditazione. E’ lì che venne scoperto dai cani di alcuni cacciatori che erano passati nella vicinanza della grotta e che lo videro in estasi.

Da quel momento cominciò un pellegrinaggio verso la grotta e il giovane Francesco ascoltava quanti andavano da lui per chiedere preghiere e aiuto e  trovare conforto e consolazione. Cominciarono anche a farsi dei proseliti ai quali si doveva dare accoglienza e fu così che vennero poste le prime pietre di quella che oggi è  il luogo indicato come Antico Oratorio nell’area della Basilica di San Francesco di Paola.

Il periodo della costruzione della chiesa, le cui dimensioni gli erano state direttamente suggerite da San Francesco d’Assisi e del convento di Paola fu un periodo denso di prodigi operati da colui che era ancora conosciuto come Frate Francesco.

Dall’acqua fatta sgorgare per dare da bere agli operai del convento, che oggi è chiamata “l’acqua della cucchiarella”, perché i pellegrini usano attingerne con un cucchiaio, alla resurrezione del suo agnellino Martinello mangiato dai suoi operai e le cui ossa erano state buttate nella fornace costruita per cuocere i mattoni necessari all’edificazione del convento di Paola

Dall’episodio in cui Fra Francesco entrò nella fornace in fiamme per poterla riparare e da cui uscì perfettamente illeso,  al blocco dei grossi massi, visibili ancora oggi fermi nella posizione in cui li fissò il Santo e che rotolando avrebbero travolto gli operai al lavoro, all’episodio ufficialmente mai certificato e perciò forse frutto della fantasia popolare che volle attribuire al Santo una dimensione umana astuta, rude e contadina: il Santo si beffò del diavolo facendogli costruire un ponte in cambio dell’anima del primo che sarebbe passato sul ponte e che Francesco si premurò che fosse un cane.

Il diavolo, per la rabbia, avrebbe dato un calcio al ponte, forse con l’intento di distruggerlo.

Il ponte esiste ancora oggi e proprio in riferimento a questo episodio si chiama “Il ponte del diavolo” . Quasi a metà, tra il suolo e il parapetto, il ponte reca un grosso buco in cui entra bene un grosso piede, spesso si vedono alcuni dei fedeli in pellegrinaggio che mettono il proprio piede nel buco fatto dal diavolo perpetrandone così all’infinito la beffa.

Arrivando  ai nostri giorni,  tra qualcuno dei miracoli non ufficialmente riconosciuti, ma conosciuti perché passati di bocca in bocca, ripetuti a bassa voce, quasi sussurrati in segno di rispetto, devozione e timore di Dio, il salvataggio degli operai che lavoravano ad una galleria della strada statale 107 Silana Crotonese del tratto Cosenza-Paola. Non si conosce la data dell’episodio,  ma si racconta che un frate, col cappuccio tirato su, fosse arrivato all’improvviso nella galleria in cui stavano lavorando esortandoli ad uscire perché era arrivata l’ora di fermarsi per mangiare.  Appena usciti gli operai la galleria crollò.

E  ancora un altro, raccontato da una testimone diretta: verso la fine degli anni sessanta del secolo scorso, una bambina di circa cinque anni di Montalto Uffugo e chiamata Francesca per devozione al Santo di Paola, fermò precipitosamente il papà che stava per fare un viaggio in treno e gli appuntò una medaglietta raffigurante San Francesco di Paola all’interno del taschino della giacca dicendogli “Così San Francesco ti protegge”. Il treno che il padre prese nel viaggio di ritorno purtroppo deragliò. Quel papà però era sceso prima che il treno deragliasse: voleva cercare un medico  perché era stato preso da un incontenibile e crescente malessere che cessò immediatamente appena il treno ripartì senza di lui.

Raccontare l’intera vita di San Francesco di Paola e citare tutti i miracoli e gli episodi miracolosi a lui attribuiti richiederebbe però pagine e pagine. Essi non possono essere riassunti in un articolo di giornale ma sono stati ampiamente raccontati nella corposa letteratura dedicata al Santo di Paola.

Si può però raccontare che il culto del Santo di Paola ha attraversato gli oceani: ci sono conventi , chiese e centri spirituali a lui dedicati in Messico, nell’America del Nord, in Europa nella Repubblica Ceca e in Spagna e naturalmente in Italia .

Il Santo di Paola è sempre vivo nel cuore dei suoi devoti , come testimoniano i commenti sulla pagina facebook di San Francesco di Paola.

Per le celebrazioni del sesto centenario della nascita di San Francesco di Paola, patrono della Calabria, al teatro Rendano di Cosenza è stata rappresentata oggi alle 16 la prima nazionale dell’opera lirica ‘San Francesco de Paula” e gli è stato dedicato  l’opuscolo “Il popolo di San Francesco”,  realizzato da Renato Mannarino in collaborazione con “esperti”di San Francesco. “Il popolo di San Francesco” vuole ricostruire a grandi linee la storia del suo culto ed i luoghi della terra  dove è viva la devozione al Santo.

Si legge ne“Il popolo di San Francesco

“Dall’Europa, all’Australia, al Canada, agli Stati Uniti, all’America Latina, all’Asia, in diciannove nazioni di quattro continenti, abbiamo avuto modo di trovare il Patrono di Paola e della Calabria. Siamo stati sorpresi di averlo incontrato in tanti posti della terra dove non pensavamo potesse mai arrivare. Nessuno stupore se capiterà di scoprirlo, ancora una volta, dove nessuno mai ne sospetterebbe la presenza, perché, trascorsi centinaia di anni dalla nascita, non sembra essere stata scritta l’ultima pagina della sua incomparabile storia”.