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San Gennaro VIDEO al card. Sepe, Alfano fa infuriare Napoli

NAPOLI – San Gennaro nelle mire di Alfano che vuole fare un regalo al cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, forse per avere un appoggio convinto della chiesa napoletana alle prossime elezioni. Sembra una ritorno di Medio Evo, e un po’ lo è, perché la polemica innescata da un decreto di Angelino Alfano, ministro dell’ Interno e capo del partito Ncd, è una polemica bruciante certo oggi, che ha però sullo sfondo la lotta fra società civile e laica e i preti, in scena da duemila anni, da quando esiste la Chiesa di Roma.

 

“Esiste da quasi cinque secoli, quando Napoli era da poco vicereale. Ha sempre fatto da intermediario tra la città e il suo principale patrono, san Gennaro. Interamente laica, perché espressione della città e solo della città, nella sua totalità aristocratica e popolare, ha dovuto, periodicamente, parare i colpi arrivati dalla Curia napoletana che ha sempre provato, nei secoli, a mettere le mani su una reliquia preziosa (con tutti gli annessi e connessi) dall’immenso valore comunicativo, oltre che, per i credenti, spirituale e religioso: le ampolle del sangue del miracolo, il Santo Graal (absit iniuria verbis) della fede dell’intera nazione meridionale”.

Della Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro, prosegue Pietro Treccagnoli,

“fanno parte dieci rappresentanti della nobiltà di Seggio, la più antica di Napoli, proveniente dai cinque Sedili; due rappresentanti di quello che fu il seggio del popolo; e il sindaco di Napoli”.

Ora però questa struttura che funziona da secoli è sotto attacco e

“l’attacco è arrivato a un punto cruciale che potrebbe segnare un passaggio definitivo e snaturare completamente il carattere laico di una istituzione che ha attraversato calamità, guerre e rivoluzioni, restando sempre fedele a sé stessa e al mandato firmato davanti a un notaio, nel 1527, quando si stabilì che, in cambio della costruzione della Cappella, san Gennaro avrebbe sempre protetto la propria città. Un autentico contratto con i napoletani”.

Angelino Alfano che, essendo siciliano, poco capisce e sente della tradizione di Napoli, ha firmato un decreto in cui, come spiega Riccardo Imperiali di Francavilla, delegato della Deputazione per gli affari legali, Alfano

“equipara la deputazione a una Fabbriceria e rinomina arbitrariamente gli 11 deputati attualmente in carica, assumendosi un ruolo che non gli compete”.

Sembrano cose un po’ stravaganti ma se si guarda uno dei tanti video dei tanti miracoli del sangue di San Gennaro, la partecipazione della città, la devozione assoluta di tanta gente, si capisce che non c’è da scherzare e che ci sono in ballo interessi cospicui.

Intanto Riccardo Imperiali di Francavilla mette le mani avanti:

” È un testo irricevibile già dalla premessa. Abbiamo tempo per opporci, entro il 4 aprile, ed è quello che faremo per bloccare un autentico fuor d’opera giuridico, amministrativo e storico”.

Per capire meglio cosa c’è dietro seguiamo il racconto di Pietro Treccagnoli:

“La battaglia viene da lontano, ma negli ultimi anni, con l’arrivo a Napoli del cardinale Crescenzio Sepe, ha subito una forte accelerazione per il forte attivismo del prelato che non ha mai fatto mistero della propria voglia di tenere sotto controllo tutto quanto afferisce, anche di striscio, al potere e agli interessi, reali o potenziali, della Curia. Da quando c’è lui, commentano infastiditi molti deputati, ogni occasione è buona per scatenare tensioni tra l’antica istituzione laica e la stessa diocesi.

“Per capire, quindi, come si è arrivati a questo snodo cruciale e decisivo, vanno chiariti diversi punti, senza necessariamente addentrarsi in un groviglio giuridico per addetti ai lavori e ai livori. Il punto è la laicità che la Deputazione vuole preservare perché è connaturata all’istituzione ed è una garanzia per i napoletani, autentici «proprietari» del santo (un unicum nel mondo cattolico). Gennaro è, per credenti e non credenti, cattolicamente o paganamente, il primo cittadino di Napoli”.

Come si passa dal Medio Evo al Ministero dell’ Interno oggi di Alfano? Si deve andare all’età napoleonica post rivoluzione francese:

“Quando Ferdinando IV, dopo che il cardinale Ruffo aveva abbattuto la Repubblica Napoletana del 1799, sciolse i Sedili e assunse per sé la carica di presidente della Deputazione, l’assegnazione di questa carica, affidata poi da Murat al sindaco della città, fu prerogativa del sovrano (prima quello del Regno delle due Sicilie, poi del Regno d’ Italia), quindi del presidente della Repubblica e ora del Ministero dell’Interno, che si occupa di tutte le «associazioni» analoghe”.

Ma, si chiede Pietro treccagnoli, che cosa contiene il decreto che ha scatenato la reazione dei deputati del santo?

“Dà per scontato, già nella premessa, che la Deputazione abbia la natura giuridica di una Fabbriceria (anche se tre righi sotto si corregge e contraddice).

Spiega Francavilla:

“La premessa è il cavallo di Troia per minare dalle fondamenta la nostra istituzione. Semplificando, una Fabbriceria esercita la sua funzione senza alcuna ingerenza nei servizi di culto, mentre la Deputazione ha una sua natura sui generis di carattere laico che risponde al Ministero e per quanto riguarda il culto intrattiene rapporti direttamente con il Vaticano, attraverso la Curia napoletana”.

Da questo punto, prosegue Treccagnoli,

“discende una serie di considerazioni che spingono i deputati a respingere al mittente il decreto. Scomparirebbe, in particolare, il diritto al patronato, ovvero quello di nominare, dopo l’approvazione del cardinale, l’abate della Cappella e gli altri prelati, ma soprattutto, la Curia potrebbe designare, come avviene per le Fabbricerie (un’istituzione antica molto diffusa soprattutto in Toscana), un terzo dei deputati. In questo modo, in base a un decreto del 1985 che faceva piazza pulita dei cosiddetti Enti Terzi, consentendo al Ministero di avocare a sé le nomine, la Deputazione sarebbe composta, presumibilmente, da otto membri laici e quattro di nomina ecclesiastica. A questo punto il cardinale di Napoli potrebbe condizionare un consiglio non sempre unitario, ma che da tempo va avanti a maggioranza”.

Amara conclusione di Treccagnoli:

“Grazie ad Alfano, la missione di Sepe sarebbe compiuta: addio laicità della Cappella, via questa spina nel fianco alla Curia”.


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