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San Marino, ruba pistola al militare e si uccide. La famiglia: “Doveva pensare alla figlia”

San Marino, ruba pistola al militare e si uccide. La famiglia: "Doveva pensare alla figlia"

San Marino, ruba pistola al militare e si uccide. La famiglia: “Doveva pensare alla figlia”

SAN MARINO – Ha trovato il compagno morto nella ditta di San Marino e quando sono arrivati i militari, vinta dal dolore, ha rubato la pistola ad un giovane agente e si è uccisa. Una storia tragica quella che arriva da San Marino e che vede protagonista una donna e il compagno, che si è tolto la vita impiccandosi. Ora il giovane agente, che tutto si aspettava tranne il gesto disperato della donna, è sconvolto e distrutto. La famiglia della donna invece è arrabbiata: “Doveva pensare a sua figlia”, dicono dopo la doppia tragedia che si è consumata la mattina di venerdì 26 maggio a Galazzano.

Alessandra Nanni sul quotidiano Il Resto del Carlino scrive che dopo ore di interrogatori, gli investigatori stanno cercando di ricostruire la triste vicenda. L’uomo, titolare di una ditta di falegnameria, si è impiccato venerdì mattina non sopportando il peso delle difficoltà economiche che stava attraversando. La compagna, alla vista del suo corpo, è uscita dal capannone e quando ha visto il giovane agente della Gendarmeria di San Marino, gli ha rubato la pistola e si è tolta la vita:

“La prima ricostruzione sembra però confermata: la donna era molto agitata dopo avere scoperto il corpo del compagno. Non era stato facile calmarla, e per un momento sembrava essersi tranquillizzata. Ma poi con un gesto repentino aveva afferrato la pistola d’ordinanza della guardia e senza che lui riuscisse a fermarla, si era puntata l’arma al petto e aveva fatto fuoco. Non c’è stata alcuna colluttazione, hanno già concluso gli inquirenti, ma l’arma aveva il colpo in canna. Una scelta soggettiva per le forze dell’ordine del Titano quella di tenere la pistola armata, ma la circostanza sarà comunque approfondita dalla magistratura.

Il giovane agente è stato sentito anche ieri mattina dagli investigatori della Gendarmeria, così come i testimoni che erano accanto a Ilaria quando ha fatto fuoco. Interrogati anche gli operatori dell’ambulanza che sono intervenuti, ma dai primi accertamenti sembra che la donna non fosse stata sottoposta ad alcun trattamento per placare il suo stato di agitazione. «L’agente è molto provato – dice il comandante delle guardie di Rocca, Massimo Ceccoli – è fresco di assunzione ed è distrutto per quello che è accaduto, noi cerchiamo di stargli vicino».”

I genitori della donna sono distrutti dal dolore e non si danno pace, soprattutto per la loro nipotina:

“«Non so cosa l’abbia spinta a uccidersi, quando ha visto il fidanzato morto deve essere impazzita. Ma quello che non capisco è come non abbia pensato a sua figlia, è solo una bambina»”.

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