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Sangue infetto, risarcimenti negati ai pazienti sardi

Giovedì 14 gennaio la Corte per i diritti umani di Strasburgo ha stabilito i risarcimenti per i malati italiani a causa delle trasfusioni con sangue infetto. Nulla ai malati sardi

SASSARI – Sono stati infettati anche loro dal sangue “malato”, con i virus dell’Aids, dell’epatite B o C, ma non hanno diritto ad alcun risarcimento, la Corte per i diritti umani di Strasburgo ha detto no. No solo a loro, circa 500 malati sardi, racconta Salvatore Santoni sul quotidiano La Nuova Sardegna, mentre a 371 pazienti italiani ha detto sì.

Alcuni avevano avuto bisogno di sangue per un’operazione chirurgica, altri erano affetti da patologie che necessitavano delle trasfusioni, come i talassemici. 

La loro vicenda è ricostruita da Santoni su La Nuova Sardegna:

“Erano gli anni Ottanta, di chi arrivava negli ospedali dell’isola per ricevere sangue fresco ma non sapeva dei virus che gli venivano iniettati nelle vene. Poi, quando a distanza di mesi in centinaia hanno scoperto di essere positivi ad Aids, epatite B e C, sono diventate loro le vittime del sangue infetto. Chi ha potuto, ha portato lo Stato in tribunale. Chi è sopravvissuto – dopo trent’anni di calvario – è ancora impantanato nelle cause”.

Santoni definisce quei contagi attraverso le trasfusioni “infezione di Stato:

“Quelli a cavallo tra gli ’80 e i ’90 sono stati gli anni d’oro dell’infezione di Stato, quando le sacche di sangue giravano a colpi di mazzette – c’era Tangentopoli – e il Servizio sanitario nazionale non si curava di controllare i soggetti a rischio”.

Le persone più colpite sono state quelle che avevano necessità di trasfusioni continue, e quindi hanno avuto più possibilità di ricevere sangue infetto. 

Continua Santoni:

“Le cause civili vanno avanti da decenni. Il tentativo è ridare dignità a vittime di uno Stato che ha creato una generazione di malati con un contagio di massa legalizzato (80mila in Italia secondo l’associazione politrasfusi italiani). (…).

Le associazioni dei talassemici sardi hanno avviato una serie di cause civili contro lo Stato fin dal 2000. Dopo aver superato con successo i primi due gradi di giudizio, poco prima del passaggio in Cassazione è arrivata la proposta del ministero della Salute”.

La proposta consisteva in transazioni, le associazioni hanno incontrato l’ex ministro Balduzzi, ma quando si stava stilando la bozza di un accordo è arrivato un decreto con nuove regole che, spiega Ivano Argiolas a La Nuova Sardegna, “tagliavano fuori la maggioranza dei potenziali malati: non era una cosa fattibile”.

Così la transazione è saltata. Il governo Renzi ha disposto una equa riparazione per chiudere la vicenda, alcuni pazienti hanno accettato l’accordo, altri sono andati avanti con le cause civili. Altri ancora si sono rivolti alla Corte di Strasburgo. Che però ha accolto solo una parte dei ricorsi arrivati dall’Italia. E ai pazienti sardi sono stati concessi risarcimenti non proprio alti, come spiega il presidente di Thalassa Azione a Santoni:

«Ho visto i primi dati della sentenza, e c’è da dire che i 25/30mila sono cifre ridicole. Ora vedremo di approfondire i dettagli insieme agli avvocati. Di certo non ci arrenderemo».


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