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Sanità lombarda, Giovanna Ceribelli: “Così è nato tutto”

CAPRINO BERGAMASCO (BERGAMO) –  Appalti nella sanità lombarda, “tutto è nato dalla fornitura di macchinette del caffè”. A parlare, intervistata da Piero Colaprico de la Repubblica, è Giovanna Ceribelli, il revisore dei conti che ha fatto scattare l’inchiesta sulle gare truccate che ha travolto la Lega a Milano, facendo finire in manette l’ex braccio destro di Roberto Maroni, Fabio Rizzi, ex presidente della commissione sanità della Regione accusato di aver raccolto, insieme al portaborse Mario Longo, soldi per una tangente da 50mila euro pagata dall’imprenditrice Paola Canegrati e transitata sui conti di Stefano Lorusso. 

A Colaprico, Giovanna Ceribelli spiega:

«Noi revisori dei bilanci degli ospedali abbiamo un potere immenso. Io posso dire a chiunque: ‘Aprimi il cassetto, fammi vedere che cosa c’è’. E se qualche cosa non va, ho l’obbligo di segnalarlo alla Corte dei conti».

Lei il suo lavoro lo fa perché “non ho famiglia e non sono comprabile”. Ma molti dei suoi colleghi evitano di esercitare questo controllo.

Tutto, nel suo caso, è partito “dalle macchinette del caffè”:

“Un’azienda aveva piazzato nell’ospedale Bolognini (di Seriate, in provincia di Bergamo, ndr) 65 macchinette senza dare in cambio un euro. La spiegazione? Stampavano un giornale, una volta all’anno. Assurdo, quanto meno. Non va bene, ho detto. E così, per rinnovare l’appalto per tre anni, questa ditta ha pagato. Quanto? Ben 550mila euro. Non è mio compito trarre conclusioni, il controllo sul campo è tutto”.

Dopo quei fatti, però, nessuno dei suoi colleghi lavora più nel pubblico, ammette Ceribelli.

“Sono partita da Seriate perché anche lì Canegrati (definita la “zarina delle dentiere”, ndr) aveva l’appalto del servizio dentiere. La concorrente alla gara si era ritirata, ma esistevano intrecci societari molto sospetti. Chiediamo di far luce e non ci danno i documenti, sostenendo che come revisori eravamo in scadenza. Ci bloccano, ma la vita sa riservare delle sorprese. Nel 2012 divento revisore all’ospedale di Vimercate e, guarda caso un’azienda Canegrati ha vinto l’appalto per le cure dentistiche grazie a due clausole strane. Una, che doveva versare al momento dell’aggiudicazione, la sberla di 510mila euro. L’altra, che alla gara potevano partecipare aziende con 60milioni di fatturato. Allora chiedo all’ospedale: ‘Dov’è la fattura dei 510mila che ci deve la Canegrati?’. ‘Ah, nessuno l’ha detto”. Dal 2009 la Canegrati aveva vinto, ma non era stata eseguita la minima verifica, come mai?”.

Da lì il passo alle notizie di cronaca è stato breve. E se si è arrivati agli arresti di Rizzi e Canegrati lo si deve anche a Ceribelli. Anche se in molti hanno, chi più chi meno, ostacolato o limitato chi, come lei, è revisore dei conti. Compreso il governo Monti, che, per la sua spending review, ha tagliato i revisori da cinque a tre.

Eppure, sottolinea Ceribelli a la Repubblica,

“La materia degli appalti, anche degli appalti ospedalieri, è difficile, bisogna entrarci dentro. Ma si capisce subito che questo settore sta ammazzando il nostro Paese. I soldi pubblici escono dalle casse statali attraverso appalti condizionati, truccati, non corretti. Lo chiamo il dramma degli appalti”.

Del resto, sottolinea Piero Colaprico,

“i tre quarti del bilancio della Lombardia riguardano le spese della sanità, girano un sacco di soldi, circa 17 miliardi e mezzo di euro”.

E Ceribelli ammette: a non volere i controlli sono “la malavita organizzata e i partiti”.