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Sara Di Pietrantonio strangolata, poi bruciata: autopsia

ROMA – Tramortita, strangolata con la stretta dell’avambraccio, poi bruciata. E’ quello che dice l’autopsia sul povero corpo di Sara Di Pietrantonio. Sono le prime risultanze, per gli approfondimenti ci vuole più tempo, ma già solo questo dato è in grado di scrivere una storia diversa rispetto a quella tracciata e raccontata da Vincenzo Paduano. Il primo indizio già lo faceva presumere: le fiamme su Sara erano molto circoscritte, sulla sola schiena. Significa che la ragazza non si è mossa né difesa quando è divampato il fuoco, segno inequivocabile che fosse già morta o perlomeno incosciente, stordita.

Paduano invece racconta che le aveva buttato l’alcol addosso per spaventarla e che le fiamme erano partite per sbaglio quando ha acceso una sigaretta. Lui parla di un gesto d’impeto e il giudice sembra credere a questo punto: il gip ha infatti escluso la premeditazione, nonostante il ragazzo avesse con sé una bottiglia di alcol, e l’accusa è di omicidio volontario e stalking.

Quando le fiamme hanno avvolto il corpo di Sara, scrivono Valentina Errante e Adelaide Pierucci sul Messaggero, lei non era già più in grado di difendersi, quindi scappare dal suo assassino.

Come detto, solo l’esame autoptico potrà stabilire definitivamente come è morta Sara ma quasi certamente, dicono i medici, era già morta quando sono partite le fiamme. Per questo ora ci concentrerà sulla presenza di monossido di carbonio nei polmoni e sulle analisi del sangue. Per quanto riguarda, invece, le ustioni sul suo corpo sono solo sulla schiena. E ancora sulle sue mani non sono state riscontrate bruciature. Come se non avesse cercato di difendersi, ripararsi dalle fiamme, gesto che, se fosse stata cosciente, sarebbe stato istintivo. Infine un’altra conferma che arriva dal luogo: l’area distrutta dalle fiamme è molto limitata, solo poche foglie intorno al cadavere erano bruciate, il rogo è stato acceso su un corpo inerme. Sara, pertanto, non si muoveva, non ha cercato di fuggire.

Domenica notte, poco prima che fosse arrestato, Paduano aveva detto agli investigatori: ”È vero, le ho buttato dell’alcol addosso per spaventarla. Ma poi le fiamme sono partite per sbaglio quando mi sono acceso una sigaretta”. E ancora: ”Non prendo farmaci, né droghe. Sono solo un ossessivo”. In casa, però, nascondeva 50 grammi di hashish.

Dall’esame dei telefoni cellulari di vittima e carnefice starebbero emergendo ulteriori riscontri al quadro accusatorio prospettato dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Maria Gabriella Fazi. In particolare, attraverso l’analisi del traffico telefonico e degli sms, starebbero emergendo conferme sull’ attività di pressione esercitata dalla guardia giurata nei confronti della ex fidanzata.

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  • VIDEO Vincenzo Paduano sperona auto di Sara Di Pietrantonio
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