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Sardegna. Sprechi, incompiute, regali: Bono, Olmedo, Oniferi

ROMA – Ce n’è per tutti nel campionario sardo degli sprechi, delle opere incompiute, dei generosi regali ai privati che il giornale La Nuova Sardegna è costretto ad aggiornare a cadenza quasi quotidiana. Di mezzo c’è la gestione della sanità da parte della Regione ( dove i servizi sanitari pesano sulle finanze per 3 miliardi e 687 milioni, oltre la metà del bilancio da 7 miliardi), ma non mancano le scelte sconsiderate dei Comuni.

Bono, casa di riposo fantasma. A Bono spicca una casa di riposo fantasma, 33mila metri cubi cui non resta che invecchiare al sole. Nessun paziente è stato mai ospitato qui. Nel frattempo la Regione si distingue per una generosità inconsueta nei confronti delle strutture private con centinaia di milioni di euro destinati ai centri di cura.

Doveva essere una residenza sanitaria assistita ma per ora è soltanto un flop milionario. 33mila metri cubi posati su cinque piani di ferro e cemento; una torre cilindrica centrale e due lunghe ali laterali che nascondono 120 stanze pronte per accogliere i malati di mezz’isola. È la mega struttura della fondazione Stefania Randazzo che domina il Comune di Bono. La sua storia è fatta di lavori infiniti e decenni di estenuante attesa. La struttura è terminata da anni ma non è mai entrata in servizio. Ed è anche difficile riuscire a capire quanto sia costata. (Salvatore Santoni, La Nuova Sardegna)

Olmedo: 5 piani per i disabili, nessun paziente. Un’altra incompiuta dopo quella di Bono: a Olmedo i lavori del polo per disabili si sono interrotti nel 2008. Il gigante di 3mila metri quadri nella parte alta del paese appartiene alla fondazione Randazzo.

I larghi sorrisi che accolsero l’avvio dei lavori si spensero non appena i finanziamenti finirono. La fondazione Randazzo era riuscita a garantire al centro di Olmedo una ingente quantità di risorse. Ma a un certo punto il sogno si infranse. Addio ai posti di lavoro annunciati e addio a una struttura d’eccellenza che avrebbe potuto accogliere pazienti da tutta la Sardegna. Dal 2008 a oggi, quando gli ultimi operai sono andati via, gli unici visitatori sono stati i vandali che hanno fatto razzia di vetri, finestre e porte nuove di zecca. A brandelli anche l’impianto elettrico e le reti che separavano gli ambienti da ultimare: in diversi punti non ci sono protezioni e dall’alto ci si affaccia nel vuoto. L’ecomostro, oltre a essere un simbolo di degrado e abbandono, rischia di trasformarsi anche in una trappola. (Silvia Sanna, La Nuova Sardegna)

Oniferi: finto nuraghe e palazzo mai finiti. Altra vicenda surreale che stavolta oppone il Comune al Governo. Nella campagna di S’Iffurcau spicca il complesso fantasma del mai nato Centro ambientale che doveva promuovere la valorizzazione dell’ambiente e dell’archeologia e diffondere una cultura della legalità fra i giovani. Il ministero dell’Interno chiede la restituzione dei fondi e il Comune rischia il default.

Nella campagna di S’Iffurcau nota anche per essere stata teatro di numerosi delitti svetta un finto nuraghe affiancato da un palazzo non finito costati quasi 600mila euro di fondi pubblici che il piccolo Comune, adesso, è chiamato a restituire con gli interessi e le spese legali sostenute perché il complesso edilizio è rimasto a metà e l’attività sociale di promozione dell’ambiente naturale, dell’archeologia e di una cultura della legalità fra i giovani non è mai stata avviata. Un macigno per l’amministrazione di Oniferi il cui sindaco Stefania Piras polemizza con il ministero dell’Interno che pretende la restituzione della somma. Per il Comune di Oniferi tirar fuori una somma del genere significa la paralisi. (Simonetta Selloni, La Nuova Sardegna)