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Savona. Giulio diventa Giulia prima dell’operazione

SAVONA – E’ una sentenza storica quella che permetterà a un quarantenne di Savona – Il Secolo XIX utilizza Giulio come nome di fantasia – di cambiare profilo anagrafico prima dell’operazione per il cambiamento del . Fino a ieri era Giulio e padre di famiglia secondo la carta d’identità, domani sarà Giulia, madre di famiglia. Resterà genitore “a prescindere dall’identità ”, hanno stabilito Giovanni Zerilli e Davide Atzeni, i giudici del tribunale civile di Savona.

Giulia finalmente se ne approprierà dopo un’intera esistenza da intrusa in un corpo e una biologia che non gli corrispondevano fin dall’infanzia, “un ostacolo al convincimento psichico di essere donna”, chiariscono i giudici. Per i quali il mero dato biologico non basta a dichiararlo maschio, visto che la sua percezione psicologica è “sicuramente quella femminile”. Quando si è sposato ed è diventato genitore ha dovuto nascondere la sua vera identità per la pressione delle convenzioni e dei pregiudizi, fino a che ce l’ha fatta.

La procedura per il cambio di è disciplinata da una legge del 1982 e prima della sentenza della Corte Costituzionale del 2015 la giurisprudenza prevalente riteneva necessario l’intervento chirurgico al fine della rettificazione anagrafica. Nel 2015 sono arrivate due importanti sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale – entrambe da casi seguiti dalla Rete Lenford, associazione per la tutela dei diritti Lgbti – che hanno stabilito che l’intervento chirurgico non fosse sempre obbligatorio. Per la Corte Costituzionale l’operazione è solo «un mezzo funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico»: è quindi compito del giudice decidere caso per caso. (Il Secolo XIX)