Blitz quotidiano
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Scontro treni, prima della Puglia scampata tragedia in Abruzzo

PESCARA – Prima del disastro ferroviario in Puglia, la tragedia si è sfiorata in Abruzzo. Per l’esattezza lo scorso 3 maggio quando l’intervento tempestivo di un macchinista-eroe riuscì a sventare la collisione tra un Frecciabianca proveniente da Ortona e diretto a Pescara e un Intercity che viaggiava sul medesimo binario, unico. L’impatto, che a quella velocità sarebbe stato forse ancor più disastroso, fu evitato grazie al fatto che i due treni viaggiavano su un rettilineo: così il capotreno è riuscito ad avvistare il secondo convoglio, fermo sui binari a causa di un semaforo rosso.

La notizia è balzata nuovamente agli onori delle cronache proprio all’indomani del drammatico schianto tra due treni in Puglia, costato la vita 23 persone. La polemica è sullo stato di arretratezza delle ferrovie italiane, specie nel meridione. In una lettera ai responsabili delle Ferrovie dello Stato, il segretario nazionale del sindacato autonomo Fast Confsal, Pietro Serbassi, ha scritto: “Si tratta di una situazione drammaticamente allarmante”. Gli ha risposto il dg di Fs, Renato Mazzoncini, che ha liquidato l’episodio a un “inconveniente di esercizio” dovuto a “un intervento di manutenzione correttiva non eseguito correttamente”. Un “inconveniente di esercizio” che, col senno di poi fa male constatarlo, avrebbe potuto spezzare decine di vite.

Gianni Melilla, parlamentare pescarese, denuncia: “Sui complessivi 401 km di rete ferroviaria (appena 39,3 km ogni centomila abitanti), addirittura il 76,5% è a binario unico, mentre il 39,3% della linea non risulta neanche elettrificato. Il dato stride rispetto a quello nazionale, dove risulta a binario unico appena un terzo del tracciato”.

Mentre Federconsumatori Abruzzo, in una nota stampa diffusa dopo l’incidente pugliese, punta il dito contro il sistema politico:

“L’errore umano non è del macchinista ma semmai dei politici e della classe dirigente che non hanno implementato i sussidi tecnologici necessari ad evitare il disastro, pur avendo a disposizione i mezzi finanziari. Tutti adesso continuano a dire che c’è una differenza inaccettabile tra il nord e il sud in campo ferroviario. Questo è vero, non solo per quanto riguarda l’ambito infrastrutturale, ma ancor di più per quanto riguarda l’offerta. Nel nostro sud non c’è l’Alta Velocità, ma i biglietti per chi viaggia sulle Frecce Bianche costano più di quelli delle Frecce Rosse dell’AV; questo è uno scandalo che non produce morti (per fortuna) ma solo quotidiani furti nelle tasche dei cittadini, senza che la politica abbia niente da dire”.

“Nel nostro sud – prosegue il comunicato – da un paio di decenni mancano collegamenti regionali tra Pescara e Foggia. Mancanza che costringe i cittadini (soprattutto studenti) a pagare un biglietto 3 volte superiore a quello di altre analoghe realtà. Nel nostro sud, lungo la Direttrice Adriatica, abbiamo avuto una riduzione dei posti offerti sulle Frecce Bianche, senza nessuna alternativa con i treni regionali veloci. Al punto che in molti periodi (pasquale, natalizio, estivo) i cittadini non possono viaggiare tra Pescara e Bologna per mancanza di posti disponibili. Sulla linea Napoli-Roma-Firenze (ed anche altrove) i cittadini dispongono sia dell’AV, che dei treni regionali veloci, nel nostro sud né dell’uno, né dell’altro. Nel nostro sud nel 1970 si raggiungeva Roma da Pescara in 3 h e 3′, oggi ne occorrono mediamente 4”.