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Scuola: liceo dura un anno di meno, sperimentazione in 60 classi

ROMA – Scuola: liceo dura un anno di meno, sperimentazione in 60 classi. Il decreto del ministero è pronto: nel 2017 altre 60 classi classi di liceo o istituto tecnico cominceranno la sperimentazione che consentirà di diplomarsi in 4 anni invece dei canonici 5. La durata sarà compressa, i diplomati usciranno dalla scuola superiore a 18 anni, ma i programmi e “tutte le discipline previste dall’indirizzo di studi di riferimento”, saranno gli stessi grazie alla “flessibilità didattica e organizzativa”.

In pratica, un migliaio di ore di insegnamento e attività didattica in meno. In più, 200 ore di “alternanza scuola/lavoro”. La sperimentazione include tutti, istituti statali e parificati, licei e tecnici. Avvicinerà i futuri diplomati italiani ai loro colleghi francesi, spagnoli e inglesi.

Qualche riserva però  – di merito e metodo – non manca, specie per la poca condivisione lamentata dai sindacati nell’affrontare una questione tanto importante. Prima riserva: come faranno le scuole a comprimere il programma risparmiando un anno? Il decreto non offre risposte esaustive delegando le singole scuole a trovare le soluzioni più opportune ed efficaci. Un preside contattato dal Corriere della Sera prova a circoscrivere opportunità e rischi.

Prova a rispondere Salvatore Giuliano, preside dell’Itis Majorana di Brindisi che dal 2013 sperimenta il liceo scientifico in 4 anni: nel 2018, 26 studenti faranno la maturità. «Si lavora in modo diverso — spiega —, si cambia il metodo, bisogna innovare e sfruttare le nuove tecnologie: si lavora tutti diversamente, studenti e docenti, e i risultati ci sono». Orario più lungo, sabato a scuola, classi capovolte, lezioni flessibili, laboratori, uso intelligente della tecnologia: «Ma il liceo di 4 anni è un punto di arrivo — avverte Giuliano —: non si può immaginare una rivoluzione simile senza che la scuola sia pronta e non abbia già attivato metodi innovativi, non ci si improvvisa dall’oggi al domani, il Miur ne tenga conto». (Claudia Voltattorni, Corriere della Sera)


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