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Scuola mense, la guerra del pasto da casa: vincono le famiglie

ROMA – Nella guerra del pasto da casa, vincono le famiglie. Dopo la pioggia di proteste e ricorsi in tribunale, il Ministero dell’Istruzione (Miur) ha scelto di fare un passo indietro, consentendo a chi lo vorrà di portarsi il pranzo al sacco. Un diritto che sino ad ora i genitori erano costretti a rivendicare a suon di ordinanze del giudice.

Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte, Fabrizio Manca, spiega al quotidiano la Stampa che si stanno valutando con i Comuni le modalità per consentire, a chi lo richiederà, di dare ai ragazzi il cosiddetto “baracchino“, il nome con cui i torinesi chiamano il porta-pietanze. Finora, scuola e ministero avevano lamentato problemi di organizzazione degli spazi e opposto limitazioni sugli alimenti che era consentito introdurre a scuola per preservare eventuali alunni allergici o intolleranti. Tutte motivazioni bocciate dalla corte d’appello di Torino che ha accolto 60 casi di famiglie determinate a portare avanti la battaglia legale.

Una situazione paradossale che avrebbe portato poi a una disparità di trattamento con bambini che potevano avere il pasto cucinato da casa e i compagni di banco costretti a mangiare alla mensa, che alla lunga sarebbe poi diventato un servizio anti-economico. Anche per questo, il tribunale ha deciso, con il consenso degli avvocati Giorgio e Riccardo Vecchione e quello dell’avvocatura dello Stato, di affidare a un unico giudice tutti i ricorsi pendenti, che saranno discussi il 5 settembre. Nel frattempo però il Miur ha deciso di fare un passo indietro.


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