Cronaca Italia

Scuola, presidi in rivolta davanti al Miur: “Senza poteri e con gli stipendi più bassi tra gli statali”

Scuola, presidi in rivolta davanti al Miur: "Senza poteri e con gli stipendi più bassi tra gli statali"

Scuola, presidi in rivolta davanti al Miur: “Senza poteri e con gli stipendi più bassi tra gli statali”

ROMA – “Non ne possiamo più”. Lo hanno scritto sette dirigenti scolastici del Piemonte alla ministra Valeria Fedeli, parlando a nome della categoria e denunciando che “sono arrivati a minacciare scioperi della fame e della sete. Gridano inascoltati l’insostenibilità della situazione”. Oggi, 25 maggio, manifestano dinanzi al Ministero dell’Istruzione. Si sentono “schiacciati dalla burocrazia e dalle sanzioni, senza poteri e con gli stipendi più bassi della Pa”. “Con i dirigenti scolastici il dialogo è aperto”, ha risposto la ministra. “Li ho già ascoltati e li ascolterò di nuovo”

Nella lettera a Fedeli, i presidi denunciano che “sono aumentati i carichi amministrativi e la molestia burocratica ha raggiunto vette ineguagliate. Alcuni presidi sono stati sanzionati (in tema di sicurezza degli edifici – e quali edifici!) per inadempienze altrui, o sono stati raggiunti da ingiunzioni di pagamenti erariali che, con il nostro stipendio, saranno in grado di saldare dopo qualche secolo di lavoro”.

I presidi – rimarcano i firmatari – dovrebbero possedere le competenze di un ingegnere, contare su uno studio legale e un ufficio che istruisca appalti pubblici, rispondere ai vari monitoraggi “che Ministero, Invalsi, Regioni ed enti locali gli richiedono a getto continuo”. Contenere il cyberbullismo e intanto occuparsi di didattica, di alternanza scuola-lavoro, di gestire i rapporti con studenti e famiglie. Il preside, osservano, “dovrebbero poter contare su una macchina efficiente. E, invece, in alcuni casi, si ritrova in segreteria quattro bidelli promossi, in sanatoria, ad assistenti amministrativi. Spesso con invalidità al lavoro, propria o di qualche famigliare”.

“Proprio perché amiamo la scuola – concludono – diciamo basta a questa degenerazione. I segnali sono quelli di una categoria davvero allo stremo, perché vessata, mortificata, inascoltata. Ci sono, in ogni contingenza storica, professioni emergenti e professioni in emergenza. Non cogliere che quella dei presidi appartiene alla seconda categoria significa non avere a cuore l’orizzonte della scuola italiana”.

Dal canto suo Fedeli ha fatto sapere di condividere parte delle richieste. “Parlano di perequazione delle retribuzioni, di carichi di lavoro, di eccesso di burocrazia. Anche io sono per la semplificazione, ma dobbiamo ragionare insieme di queste cose” ha affermato la ministra aggiungendo che “ogni figura professionale della scuola, i docenti come i presidi, va valorizzata”. “Per tanti anni non si è investito nella scuola sia dal punto di vista finanziario sia come valore sociale” ha ricordato la titolare del Miur facendo riferimento anche agli 8 anni di “non rinnovo” contrattuale. “Ora – ha aggiunto – abbiamo chiuso la delega sulla pubblica amministrazione, che era un presupposto imprescindibile. Il prossimo passo è l’atto di indirizzo dell’Aran e poi apriremo il confronto”.

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