Cronaca Italia

Selen 20 anni dopo i film a luci rosse: “Rocco Siffredi era violento. Mio figlio mi ha chiesto….”

Selen 20 dopo i film a luci rosse: "Rocco Siffredi era violento. Mio figlio mi ha chiesto...."

Selen insieme al figlio in una foto pubblicata su Instagram

ROMA – Da quasi venti anni, Luce Caponegro non è più “Selen”. Luce ha cominciato una nuova vita dopo essere stata per molti anni un’attrice affermata del p***o, ed ora si racconta al Corriere della Sera in un’intervista in cui svela che il figlio più piccolo ha accettato il suo passato dopo averlo conosciuto tramite gli amichetti a scuola.

L’ex p*******r oggi 50enne, nell’intervista ha ripercorso un passato segnato dal personaggio ‘Selen’ ed una vita attuale piena di affetti e di normalità.

Il mondo dei film a luci rosse l’ha resa famosa accostandola a regine delle pellicole h**d come Ilona Staller, Moana Pozzi e Jessica Rizzo. All’epoca del p***o sulle riviste e sulle cassette vhs, Selen era una diva di quel mondo che però, come racconta ora, non era tutto rosa e fiori. Lei c’era finita perché “da giovane ero un cavallo pazzo, vivevo con irruenza le passioni e non consideravo le conseguenze delle mie azioni e delle mie scelte. Oggi sono più riflessiva, anche se quando mi innamoro perdo lucidità”.

Luce ha due figli, Kanji di 29 anni e Gabriele di 10 anni, al quale ha raccontato il suo passato da attrice dopo averlo scoperto dagli amichetti di scuola. “Tu facevi la p*******r”le ha detto lui. E lei le ha risposto così: “Sì ero stata una p*******r, sei ferito?” “Ci sono rimasto male poi ho pensato che da giovani si fanno errori, tu sei meravigliosa e ti voglio bene così come sei”.

Luce non ha un bel ricordo dell’ambiente e parla di un Rocco Siffredi “violento”: “L’ambiente pornografico era scanzonato all’inizio, tutti giovani con gli ormoni a mille. Si è rivelato un mondo dark, scuro, quasi gotico. Era brutto vedere le ragazze dell’Est costrette al s***o estremo sei ore di seguito per un capriccio del regista, con una scena guadagnavano la paga di un anno a Budapest. Lo squallore, la droga…”

Poi conclude: “Ho dovuto fare film quando volevo smettere, cercando di costruire ciò che ho sempre desiderato, una famiglia”.

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