Cronaca Italia

Separati in casa: non si può col timbro della legge. La sentenza

Separati in casa: non si può col timbro della legge. La sentenza

Separati in casa: non si può col timbro della legge. La sentenza

ROMA – Separati in casa: non si può col timbro della legge. La sentenza. O ti separi o convivi: non puoi cioè accedere alle prerogative della separazione consensuale e allo stesso tempo condividere lo stesso tetto. Non con il timbro del giudice. E’ questa la decisione del tribunale di Como che ha rigettato la richiesta di omologazione dell’accordo di separazione consensuale a due coniugi che, in attesa di migliori condizioni economiche per fare scelte alternative, continuano a coabitare nella casa di famiglia.

I due coniugi volevano essere dichiarati giuridicamente separati perché “soggettivamente” si ritenevano tali, non sussistendo più “reciprocamente sentimento né attrazione fisica”. Anche se loro intenzione era quella di “proseguire una convivenza meramente formale” per convenienza economica.

Il giudice ha riconosciuto alla coppia per finta il diritto a condurre come vogliono la loro esistenza a due, ma ha anche stabilito che i due non possono pretendere di “piegare gli istituti giuridici sino a dare riconoscimento e tutela a situazioni le quali non solo non sono previste dall’ordinamento ma si pongono altresì in contrasto con i principi che ispirano la normativa in materia familiare”.

Non può, quindi, trovare accoglimento la pretesa di attribuire riconoscimento formale, con i conseguenti effetti tipici della separazione coniugale, ad un accordo privatistico che regolamenta la condizione di “separati in casa”: tale circostanza, infatti, non solo non corrisponde ad alcun tipo di strumento nell’attuale ordinamento ma si presterebbe, «fin troppo facilmente», ad operazioni elusive e accordi simulatori per finalità anche illecite.
Per questi motivi, il Tribunale rigetta la domanda. (La Stampa)

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