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Severino Antinori deve andare in carcere ma…si sente male

MILANO – La magistratura milanese ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il professor Severino Antinori, accusato di aver prelevato con forza 8 ovuli ad una giovane spagnola, ma il ginecologo ha avuto un malore ed è stato trasportato nell’ospedale Santo Spirito di Roma. L’ ordinanza, secondo quanto scrive l’Ansa, è stata emessa per la violazione delle disposizioni impartite dal Gip nel provvedimento di custodia domiciliare emesso nei giorni scorsi (quando è uscito sul balcone a urlare contro le telecamere di Mediaset). Tra queste, alcune interviste rilasciate dalla casa romana in cui era recluso.

Darà battaglia anche sulla qualifica di “cose mobili” riconosciuta dal gip di Milano agli ovociti per contestare il reato di rapina, la difesa di Severino Antinori. Il suo legale, infatti, sta lavorando per depositare i motivi del ricorso al Riesame nel quale contesterà, tra le altre cose, anche con argomenti giuridici l’accusa principale di cui deve rispondere il medico, assieme a quella di lesioni e di rapina del telefono della 23enne.

“Gli ovuli – ha spiegato l’avvocato Tommaso Pietrocarlo – non possono essere considerati cose mobili oggetto di rapina, come si dice invece nell’ordinanza”. Il gip di Milano Giulio Fanales, infatti, nel provvedimento richiama una sentenza della Cassazione del 2010 per spiegare che anche la “privazione degli ovociti” rientra nel reato di rapina. Per “cosa mobile” rapinata, infatti, stando alla pronuncia citata, si può intendere anche una cosa “non mobile ab origine, resa tale da attività di mobilizzazione ad opera dello stesso autore del fatto, mediante sua avulsione od enucleazione”.

Nella sentenza si sottolinea, poi, che la nozione penalistica di cosa mobile comprende anche beni che “originariamente immobili o costituenti pertinenze di un complesso immobiliare (…) siano mobilizzati divenendo quindi asportabili e sottraibili e, pertanto, potenzialmente oggetto di appropriazione”. Per il legale, tuttavia, “non si può considerare il corpo di una persona alla stregua di un complesso immobiliare”. E ancora: “Se ad una persona viene tagliato un braccio – ha chiarito il difensore – l’autore del fatto risponde di lesioni e non di rapina”. Intanto, Antinori, come ha spiegato il difensore, è intenzionato a rispondere nell’interrogatorio di garanzia fissato per venerdì prossimo davanti al gip di Roma per rogatoria. La difesa, tra l’altro, contesta in più punti l’accusa di un prelievo forzoso degli ovuli e sostiene che la giovane aveva dato il consenso all’asportazione. E sulle interviste rilasciate dal medico violando le disposizione del gip, il legale ha detto: “Sta da solo in casa, ha 71 anni, è esasperato perché gli è crollato il mondo addosso e può succedere che cada in qualche provocazione”.

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