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Sgozza capra in cucina per cucinarla: per il giudice non è reato

PADOVA – Ha sgozzato una capra nella cucina della sua casa e l’ha cucinata. Per questo un cittadino originario del Burkina Faso rischiava di finire a processo. Ma per il pm che ha raccolto la denuncia della Lega per l’abolizione della caccia (Lac), il caso è da archiviare: la macellazione a fini alimentari non costituisce reato. Neppure se all’animale viene inflitta la morte con sofferenza.

La vicenda si svolge a Trebaseleghe, in provincia di Padova. “Possiamo dunque affermare che in Italia l’uccisione di animali tramite sgozzamento effettuata per e con riti islamici è alla fine consentita”, protestano le guardie zoofile della Lac.

Come racconta il Mattino di Padova:

All’arrivo della povera capra aveva assistito più di qualche residente, che aveva notato l’animale recalcitrante, che non ne voleva proprio sapere di entrare in quella casa, forse prevedendo quale sarebbe stata la sua orribile fine. Qualcuno aveva chiamato allora i carabinieri, che l’avevano trovata dentro un bidone, gli occhi sbarrati, la gola squarciata da una lama. la cucina era rossa di sangue: una scena raccapricciante. Proprio per il fatto di non aver risparmiato alla capretta il dolore le guardie zoofile della Lac avevano provveduto a denunciare l’uomo, ravvisando il reato di uccisione di animale punito dall’articolo 544 bis del Codice Penale e di maltrattamento di animale che ne ha portato all’uccisione (articolo 544 ter comma 2).

«Il fascicolo è stato archiviato questa settimana dal magistrato» prosegue la Lac, «che non ha ravvisato tali reati, in quanto l’uccisione sarebbe avvenuta solo ed esclusivamente per uso alimentare domestico e quindi e non rientra nella fattispecie degli articoli in questione».

Alla fine l’uomo, se l’è cavata con una sanzione amministrativa comminatagli dall’Usl 15, di poco più di un migliaio di euro, per macellazione in luoghi non destinati a tale uso e quindi non legali. «Queste purtroppo sono le lacune delle normative sul maltrattamento degli animali» conclude l’associazione, «che non sono esaustive e mettono in difficoltà l’azione di difesa degli animali svolta dalle forze dell’ordine, guardie zoofile incluse».

Non è il primo caso di barbarie contro animali, in particolare ovini, denunciato in zona e nel Padovano in genere. In alcuni casi la denuncia è scattata per segnalazioni partite dopo che erano stati uditi i lamenti strazianti delle “vittime”.


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