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Shaboo: la droga devastante che ha invaso l’Italia

MILANO – Lo shaboo sta avendo sempre più mercato in Italia, si tratta di una droga devastante e pericolosissima. Ne parla un’inchiesta de Il Giornale: lo shaboo, noto come la “droga dei filippini” (è diffusa soprattutto nel sud est asiatico), è arrivato in Italia una decina di anni fa ma a quanto pare da un po’ di tempo a questa parte sta avendo particolare successo. Scrive Monica Serra su Il Giornale:

Per acquistare lo stupefacente, smerciato per lo più all’interno di comunità immigrate, gli italiani devono guadagnarsi una profonda fiducia tra gli spacciatori stranieri. Secondo l’ultima Relazione Annuale al Parlamento sulle droghe, nel 2014, in Italia i sequestri di droghe sintetiche, nel loro complesso, avrebbero registrato un incremento del 23,99 per cento. Nei traffici e nelle attività di spaccio sarebbero coinvolti principalmente filippini, cinesi, bengalesi, e vietnamiti, che spesso le fanno arrivare dai propri paesi d’origine facendole occultare all’interno di pacchi postali o lettere.

A gestire il traffico erano soprattutto cinesi. Tant’è che le indagini, nella primavera del 2014, hanno preso il via dagli accertamenti sulla faida, a colpi di pistola e di machete, tra due clan rivali della Chinatown milanese capeggiati rispettivamente dai fratelli Wu e da Wang Bin. Nell’ambito dello scontro per il controllo della prostituzione e delle estorsioni in via Sarpi, i protagonisti intercettati e pedinati discutevano sempre più spesso, quasi come fosse un’ossessione, della droga sintetica. Anche perché la resa economica di questa droga è enorme. Come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, i pagamenti per l’acquisto delle “partite” avvenivano tramite agenzie di money transfer. Nelle conversazioni telefoniche la shaboo assumeva diversi nomi. Si parlava di “vestiti”, “giacche”, “pantaloni”, “bottiglie di vino”. Il “pezzo” stava a indicare una dose di un grammo e per “stecca” si intendeva un chilogrammo. L’indagine non è conclusa: si cercano altri criminali latitanti.

Tempo fa Vanity Fair aveva intervistato un ragazzo che era riuscito a uscire dalla dipendenza di questa sostanza:

Perché si comincia? “Io ho iniziato perché non mi sentivo accettato, per insicurezza. Per accattivarmi la simpatia e la complicità dei compagni, funzionavano bene le azioni trasgressive. E i più popolari si facevano le canne: ho cominciato di lì, e ho scoperto che le sostanze stupefacenti mi rendevano disinibito, mi divertivano. Solo con il tempo ho scoperto che si trattava di una grande bugia”.

Ma smettere è possibile. “Dipende sempre dalla volontà di farlo – dice Paolo -. Bisogna non solo superare l’astinenza fisica, ma anche lavorare sulle gabbie mentali che ha creato la droga, ritornando a essere se stessi. Quando sono arrivato al centro Narconon mi chiamavano “il marziano”, “l’extraterreste”, per quanto ero alienato. E se ce l’ho fatta io a uscirne, possono farcela anche altri”.


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