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Siap: “Forze dell’ordine a pattugliare strade a 60 anni”

ROMA – Dipendenti delle Forze dell’ordine a pattugliare le strade a 60 anni: “Questo non è un lavoro per vecchi”, denuncia Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia).

L’età media degli ufficiali tra le forze dell’ordine è di 53 anni, quella tra i sottufficiali di 46, spiega il sito Infodifesa.

“Il ricambio generazionale – dice Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap – è stato interrotto da quella oscena norma voluta tra il 2008 e il 2009 dal governo di centrodestra Berlusconi, ministro dell’Interno il leghista Maroni, che aveva bloccato il turnover al 20 per cento: ogni cento che uscivano, solo 20 entravano”.

Gli ispettori hanno un’età media tra 56 e 58 anni, 43mila assistenti capo, la gran parte impegnata in reparti operativi, sono tra i 54 e i 55 anni. Una norma del Contratto nazionale del lavoro prevede che gli ultracinquantenni, nel comparto sicurezza, non siano più adibiti a compiti operativi.

“La realtà è drammatica – aggiunge Tiani – personale alle soglie dei 60 anni costretto a stare sulle pattuglie in strada. Colleghi con più di trent’anni di servizio sottoposti al turno conosciuto come ‘h 24’, che è massacrante perché ti sfasa il metabolismo. L’orario ruota così: dalle 19 alle 24 il primo giorno, dalle 13 alle 19 il secondo, dalle 7 alle 13 il terzo. E poi la notte da mezzanotte alle 7. Faticosissimo recuperare, impossibile avere una vita privata. Si regge quando si è giovani. A una certa età è facile crollare”.

Insomma, come spiega InfoDifesa, “sognano la pensione, ma devono fronteggiare stress e stanchezza”. In meno di 15 anni tra i dipendenti pubblici i giovani sono quasi spariti e gli anziani rappresentano la maggior parte dei lavoratori. Ma

“la quota di dipendenti dello Stato schizzati, apatici o demotivati sembra però in crescita. In Italia non esistono dati ufficiali e nessuno sembra preoccuparsi più di tanto della salute mentale e della tenuta fisica dei lavoratori. Eppure è certo che negli ultimi vent’anni il nostro sistema pensionistico si è irrigidito, interessato da una serie di riforme che per limitare la spesa previdenziale hanno allungato l’età in cui è possibile lasciare il lavoro e ridotto gli assegni. Con effetti che cominciano a vedersi”.

 


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