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Signoressa: perde 2 mln con Veneto Banca e tenta suicidio

SIGNORESSA – Aveva perso una grossa somma per il crollo di Veneto Banca e ha tentato il suicidio davanti alla sede di Signoressa, in provincia di Treviso. Un imprenditore 60enne di Montebelluna, dopo avere perso una grande quantità di soldi (si stima circa due milioni di euro) si è presentato davanti al direttore generale minacciando di uccidersi iniettandosi il contenuto di una fiala (probabilmente di veleno), che teneva in mano assieme a una siringa. Ma l’uomo è stato fermato dai carabinieri.

Disorientamento, choc, rabbia ma anche la speranza che possa esserci un risarcimento per le perdite subite dopo il ‘crollo’ del valore delle azioni, che nel giro di un anno è passato da quasi 40 euro a una forchetta pro borsa decisa dal Cda di Veneto Banca variabile tra 0,1 e 0,5 euro. Questi i sentimenti espressi dai piccoli risparmiatori che da tempo fanno la fila davanti agli sportelli della associazioni di tutela dei consumatori per chiedere assistenza o un consiglio, anche se in generale sembra esserci la convinzione che bisognerà attendere gli esiti per capire cosa fare.

“Mettere nero su bianco la forchetta di prezzo delle azioni – spiega Walter Rigobon, segretario di Adiconsum – non modifica la posizione degli 80 mila risparmiatori. Fra il niente di prima e il nulla di adesso non c’è differenza”. La situazione per le migliaia di piccoli risparmiatori che si sono rivolti a questa e ad altre sigle di tutela – a suo giudizio – non muta anche perché, se pure il titolo accedesse alla Borsa, “è difficile – rileva – pensare ad un rimbalzo nel breve periodo”: Le speranze continuano ad essere riposte esclusivamente sugli esiti del tavolo di conciliazione verso il quale la banca di Montebelluna si è resa disponibile e rispetto al quale è prevista una seconda riunione a livello nazionale entro questo mese.

“Quali contenuti potrà avere il protocollo – prosegue Rigobon – è però tutto da vedere. Gestire un accordo che metta assieme piccoli risparmiatori con grandi e medi investitori e con le aziende sarebbe un ginepraio. Altra efficacia avrebbe, ad esempio, dedicare una prima fase a dar sollievo alle sofferenze più urgenti, cioè in primis quelle della sopravvivenza in senso proprio di molte famiglie, e successivamente ad emergenze via via meno pressanti”. Ad oggi agli uffici regionali di Adiconsum, fra clienti di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, si sono rivolte più di 2 mila persone e le richieste di assistenza continuano a giungere al ritmo di 5/6 al giorno. Il quadro della situazione non è diverso per l’osservatorio di Federconsumatori, dove lo scenario di Veneto Banca è visto ancora come “troppo instabile”.

“Se non conosciamo l’entità dell’intervento del Fondo Atlante – rileva la segretaria regionale, Giovanna Capuzzo – avere l’entità della ‘forchetta’ del valore delle azioni è irrilevante. Per questo sarà fondamentale gettare le basi per un accordo di conciliazione che proponga riparazioni idonee soprattutto per i piccoli risparmiatori. Soltanto per Veneto Banca Federconsumatori sta assistendo almeno 500 soggetti appartenenti a questo segmento”. La casistica dei disagi arrecati dalla svalutazione dei titoli delle ex popolari venete è ormai particolarmente ampia. Così come non sembrano mancare casi di pensionati o loro familiari costretti a rinunciare ai servizi delle case di riposo per la sopraggiunta incapacità di sostenere le rette.