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Silvano Grisenti, il giudice: “Corrotto, ma torni al lavoro”

Grisenti, ex presidente dell'Autobrennero, è stato condannato in via definitiva per corruzione, truffa aggravata e tentata violenza privata. Ma per il giudice del lavoro deve essere reintegrato al suo posto

TRENTO – Silvano Grisenti, ex presidente dell’Autobrennero, è stato condannato in via definitiva per corruzione, truffa aggravata e tentata violenza privata. Ma resta al suo posto di lavoro. E’ quanto sostiene il giudice che lo ha reintegrato, ritenendo che il cambio di mansioni salvi il rapporto di fiducia.

La vicenda, riferisce Giuseppe Salvaggiulo su La Stampa, si svolge in Trentino e ha come protagonista Silvano Grisenti, un importante politico molto vicino al deputato Lorenzo Dellai.

Consigliere e asre comunale prima, consigliere e asre provinciale poi, nel 2007 Grisenti è stato nominato presidente dell’Autobrennero. Nel 2008 si è dimesso per un’indagine giudiziaria ed è tornato al suo posto in Regione.

Ecco come ricostruisce la vicenda Salvaggiulo su La Stampa:

“Passano gli anni e, mentre si svolgono i processi, Grisenti continua a lavorare in Regione. Ma non molla la politica. Nel 2012 viene rieletto in Consiglio provinciale, rimettendosi in aspettativa dal suo posto in Regione. Ma nel 2015 la sentenza definitiva della Cassazione lo giudica colpevole di tre reati. Corruzione per aver chiesto e ottenuto da un imprenditore la promessa di un incarico per il fratello ingegnere; tentata violenza privata per aver provato a costringere una coop a rinunciare a un ricorso al Tar che avrebbe penalizzato l’Autobrennero, paventando in caso contrario conseguenze negative su altri appalti; truffa per aver organizzato e pagato con la carta di credito aziendale «pranzi di natura politica» con «esponenti del suo partito» spacciandoli per incontri di rappresentanza, per circa mille euro.

Grisenti viene condannato a un anno di reclusione. Ricevuta notizia, il Consiglio provinciale delibera la sua decadenza dalla carica elettiva, come prevede la legge Severino. Grisenti torna a lavorare ma per poco, perché la Regione lo licenzia. Grisenti, che si è sempre professato innocente, ricorre al giudice del lavoro. E ottiene ragione”.

Secondo il giudice del lavoro, infatti, la condanna riguarda un periodo in cui Grisenti era «presidente di una Spa e non poteva dirsi pubblico impiegato». Solo che, sottolinea Salvaggiulo, la Autobrennero è per l’83% pubblica,  la Regione ne è prima azionista (con il 32%) e ne nomina i vertici.

Inoltre, continua Salvaggiulo, secondo il giudice non si può sostenere che

“la condanna per quei reati contro la pubblica amministrazione sia sufficiente a far venire meno il rapporto di fiducia tra pubblica amministrazione e dipendente. Fu corrotto e truffatore, ma difficilmente lo sarà in futuro. Le sue nuove mansioni (controllo di regolarità su associazioni impegnate in progetti internazionali) sono diverse da quelle che lo fecero cadere in tentazione. Non avendo poteri di rappresentanza della Regione, «verosimilmente mai si troverà a gestire in prima persona i contatti diretti con imprese appaltatrici o con esponenti di altre istituzioni. Ed essendo sprovvisto di poteri di spesa, verosimilmente mai si troverà a poter chiedere rimborsi all’ente datore per spese assunte nell’ambito di iniziative da lui stesso promosse».

Per il giudice, insomma,

«La giusta causa di licenziamento è radicalmente insussistente», conclude il giudice condannando la Regione a reintegrare Grisenti nel suo posto, oltre a versare un risarcimento pari a un anno di stipendio più contributi previdenziali e interessi.


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