Cronaca Italia

Silvio Fanella ucciso a Roma, assolti i presunti mandanti dell’omicidio del broker

Silvio Fanella ucciso a Roma, assolti i presunti mandanti dell'omicidio del broker

Silvio Fanella ucciso a Roma, assolti i presunti mandanti dell’omicidio del broke

ROMA – Assolti per non aver commesso il fatto. Manlio Denaro, Emanuele Macchi di Cellere, Gabriele Donnini e Carlo Italo Casoli erano stati accusati di essere i mandanti del broker Silvio Fanella a Roma, ritenuto il “cassiere” dell’imprenditore napoletano Gennario Mokbel. Il 6 aprile la Corte d’assise di Roma presieduta da Anna Argento ha scritto il primo capitolo sul processo per la morte di Fanella, trovato senza vita nel luglio 2014 in un appartamento nella zona di via Camilluccia a Roma.

I giudici hanno revocato la misura cautelare in atto per Denaro e Macchi di Cellere, se non detenuti per altra causa, emettendo l’ordine di scarcerazione. Entro 45 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza e solo allora si conoscerà completamente la decisione dei giudici. Dal dispositivo infatti si è appreso che la formula dell’assoluzione – per non aver commesso il fatto – è quelle ‘piena’ ma anche quella ‘dubitativa’, con una differenziazione, quindi, per le posizioni processuali e per i capi d’imputazione contestati. Il pm, la scorsa udienza, aveva chiesto la condanna a 20 anni di reclusione ciascuno (per omicidio e senza la concessione di attenuanti) di Denaro e Macchi di Cellere, e la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione ciascuno (per tentato sequestro di persona, con richiesta di assoluzione per concorso in omicidio) di Donnini e Casoli.

Silvio Fanella fu ucciso con un colpo d’arma da fuoco al petto da un commando di finti finanzieri che tentò di sequestrarlo. Tra i possibili obiettivi dei killer, secondo gli investigatori, il ‘tesoro’ della truffa Telecom-Sparkle, ritrovato in parte pochi giorni dopo il delitto in un vano nascosto della villa in campagna del broker. Si trattava di denaro, orologi di pregio e diamanti. Per questi stessi fatti sono nati anche ulteriori processi che hanno visto la condanna di coloro che sono stati ritenuti gli esecutori materiali del tentato sequestro poi degenerato in omicidio: Giuseppe Larosa ed Egidio Giuliani sono stati condannati in appello a 16 anni di reclusione ciascuno, Giovanni Battista Ceniti a 10 anni.

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