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Simone Scarabel (M5s) multato per eccesso di velocità: “Toglietemela”

VENEZIA – Passare davanti ad un autovelox a 113 chilometri orari dove il limite massimo di velocità è di 90 chilometri orari è una infrazione del codice stradale da multa. Così Simone Scarabel, consigliere della Regione Veneto e capogruppo del Movimento 5 stelle, è stato sanzionato per l’eccesso di velocità documentato da un autovelox sulla Romea tra Rosara e Codevigo, nella provincia di Padova. Fin qui tutto normale, se non fosse che il politico ha presentato ricorso per la multa su carta intestata del Movimento 5 stelle, chiedendo al comando della polizia locale di toglierla per presunte irregolarità e agendo in entrambe le vesti di politico e cittadino.

Questa la versione dei fatti fornita da Alda Vanzan su Il Gazzettino scrive che una multa per eccesso di velocità può capitare a tutti, ma chiederne l’annullamento su carta intesta del gruppo consiliare regionale del Movimento 5 stelle, come avrebbe fatto Simone Scarabel, ha il sapore di vecchia politica più che di nuovo che avanza:

“Il “cittadino” Simone Scarabel ha fatto di più: ha contestato il regolare funzionamento dell’autovelox che l’ha beccato mentre sfrecciava sulla Romea tra Rosara e Codevigo, nel padovano, a 113 all’ora contro il limite di 90. Quindi ha chiesto che gli venga tolta la multa. E ha chiesto anche tutta la documentazione relativa all’autovelox. Occhio: per le due richieste Scarabel ha usato la carta intestata al gruppo consiliare regionale del Movimento 5 Stelle di cui a Palazzo Ferro Fini è consigliere e, da poco, capogruppo. E quando dal Comando della polizia locale gli è stato chiesto in quale veste agiva, se da normale cittadino o da politico, Scarabel non ha avuto problemi a rispondere: entrambe le vesti”.

La versione fornita da Scarabel è diversa, ma non cambia in sostanza. Il capogruppo M5s ha ammesso di aver richiesto la documentazione e di aver presentato ricorso tramite il suo avvocato, smentendo dunque di aver usato la carta intestata di M5s e spiega che, nonostante l’infrazione commessa, è suo diritto fare ricorso. Lo stesso ricorso che ogni cittadino tenterebbe pur di non pagare una sanzione, come commentano alcuni utenti al post pubblicato su Facebook nella pagina ufficiale di Scarabel:

“Ho deciso di fare questo ricorso perché nella nostra esperienza ci siamo resi conto di una TRUFFA ENORME a danno dei cittadini da parte dello Stato.
Le multe sono valide quando c’è l’omologazione e la taratura degli apparecchi. Altrimeni no. Anch’io nel mio piccolo lavorando per più di 5 anni in un laboratorio di analisi so che gli strumenti devono essere tarati per certificare il valore misurato.

Quella contro gli autovelox o T-red irregolari è una battaglia del M5S che è stata portata avanti sia alla Camera che al Senato dai nostri parlamentari, ma finora li hanno fermati perché non sussisteva un interesse diretto. Per questo, appena ho avuto l’interesse diretto (che tradotto dal linguaggio giuridico significa: appena sono stato io stesso coinvolto da una multa all’autovelox), ho fatto il mio dovere di portavoce dei cittadini eletto nelle istituzioni: ho proceduto a richiedere i documenti (come può fare qualsiasi cittadino se, appunto, ne ha motivo) per verificare la regolarità dell’apparecchio”.

Fare ricorso è più che legittimo, come per ogni cittadino, sfrecciare a 113 chilometri orari dove il limite è 90 sarebbe un comportamento da evitare. Rispettare le velocità infatti è un dovere tanto che tra gli utenti e sostenitori che ne approvano la condotta nei commenti Facebook spunta anche chi si chiede perché il cittadino Scarabel non abbia semplicemente pagato la multa, per dare l’esempio che quando si infrange un limite, con un comportamento rischioso per sé stessi e per gli altri, in nome dell’onestà bisogna ammettere i propri errori e da questi imparare.

(Foto Facebook/Simone Scarabel – Pagina Ufficiale)

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Foto Ansa

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